Il Ponte sullo Stretto? E’ un progetto archiviato, ma anche no. Difficile che sulla questione venga scritta a stretto giro la parola definitiva. E intanto insieme al fantasma dell’attraversamento stabile tra Sicilia e Calabria tornano cicliche le polemiche. Proprio come lo scorso anno, quando a ottobre venne fuori in una tabella del Def una voce che pareva proprio assomigliare a un rifinanziamento dell’opera. Allora si trattò di un equivoco, come disse il ministro delle Infrastrutture dell’epoca, Maurizio Lupi, che smentì seccamente. Figurarsi con quale spirito è stata accolta dai parlamentari di Sinistra ecologia e libertà (Sel) la dichiarazione di pochi giorni fa del leader del Nuovo centrodestra (Ncd), Angelino Alfano, che si è detto pronto a presentare un ddl per ridare vita al progetto. Immediata la reazione dei parlamentari di Sel che hanno presentato alla Camera una mozione che impegna il governo affinchè confermi che la realizzazione dell’opera relativa al Ponte sullo Stretto di Messina rappresenta un capitolo chiuso invitando l’esecutivo “ad astenersi da qualsiasi iniziativa volta a favorire in qualsiasi modo il rilancio e la realizzazione del progetto”.

Se Sinistra ecologia e libertà minaccia le barricate, il Partito democratico ha finora taciuto con l’eccezione pure qualificata di Francesco Boccia che ha liquidato la dichiarazione di Alfano come il tentativo estremo di rilanciare il Ncd che proprio in Sicilia ha il suo feudo elettorale. L’uscita del ministro dell’Interno e di quelli che, di tanto in tanto ripropongono l’idea del Ponte è favorita dal fatto che la società statale concessionaria dell’opera continua a vivere nonostante siano passati almeno tre anni da quando il progetto è stato dichiarato morto e sepolto dal governo. Come mai? A causa, tra l’altro, di aggrovigliate controversie giudiziarie come quella tra Salini-Impregilo e la quasi defunta Stretto di Messina spa.Non a caso il primo a gioire dopo le dichiarazioni di Alfano è stato Pietro Salini, ceo di Salini-Impregilo, l’impresa a capo della cordata che avrebbe dovuto realizzare l’opera, che si è detto disponibile a riprendere da dove le cose si sono interrotte. E in effetti il dossier ad oggi è solo interrotto e tale resterà per lunghi anni con buona pace di chi vorrebbe scrivere la parola fine sul Ponte mai realizzato più famoso su scala mondiale.

Il capitolo potrà infatti essere definitivamente chiuso solo una volta che verrà definito il contenzioso giudiziario che vede coinvolti i privati che avrebbero dovuto realizzare il Ponte e la Stretto di Messina spa, e cioè la concessionaria statale dell’opera che è stata messa in liquidazione nel 2013: secondo le stime del commissario liquidatore per chiudere solo primo grado di giudizio ci vorranno tra i 18 e i 40 mesi. Le imprese di cui Salini-Impregilo era capofila in qualità di contraente generale infatti hanno iniziato una vertenza in sede civile contro la società Stretto di Messina, chiamando a rispondere di fronte al Tribunale di Roma anche il Ministero delle Infrastrutture e la presidenza del Consiglio. La richiesta di risarcimento è di circa 700 milioni, a cui devono aggiungersi 90 milioni chiesti, sempre a titolo di risarcimento, dalla società di project management. D’altra parte non solo la Stretto di Messina spa ha chiesto a sua volta i danni all’associazione di imprese guidata da Salini-Impregilo, ma vanterebbe, almeno sulla carta, crediti nei confronti dello Stato per 325 milioni di euro: una richiesta, quella della società partecipata quasi all’82 per cento da Anas (poi c’è Rfi con il 13% e Sicilia e Calabria con una quota del 2,5% ciascuno) a cui senza mezzi termini il ministero dell’Economia, che ne è socio unico, ha risposto picche.

La partita, potenzialmente delicatissima per le casse dello Stato, si annuncia dunque molto complicata e soprattutto molto lunga tanto da rendere assolutamente incerti i tempi per la chiusura della procedura di liquidazione della Stretto di messina spa che pur non avendo più personale né sedi, continua per questo a sopravvivere. Come pure continueranno ad esistere i progetti, gli studi, i pareri, la documentazione tecnica e legale e pure i contenuti multimediali che nel 2014 sono stati oggetto di un’intensa attività di classificazione. Tutti dati a cui va assicurata – si legge nell’ultimo bilancio firmato dal commissario liquidatore – un‘adeguata strutturazione “nonchè la concreta potenziale fruibilità”.