“Meglio un governo guidato dal Movimento 5 Stelle, che nelle mani del Pd”. E’ un’altra stoccata al partito del presidente del Consiglio Matteo Renzi quella lanciata, via Facebook, dal leader delle tute blu emiliano romagnole, Bruno Papignani, che già nei giorni scorsi aveva invitato la Cgil ad abbandonare le feste dell’Unità, “perché il Pd è di destra”. Casus belli, le parole del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che durante la kermesse di Left wing a Torino si è detta “sicura che la riforma del Senato sarà approvata il 15 ottobre”, perché altrimenti, “il rischio è consegnare il paese al Movimento 5 Stelle e alla Lega Nord”. “Non capisco – racconta Papignani al fattoquotidiano.it – perché il Pd sventoli i grillini come fossero uno spauracchio. Se dovessi votare domani, e avessi solo due scelte, i Democratici da un lato, e i 5 Stelle dall’altro, io non avrei dubbi, voterei i 5 Stelle. E sinceramente mi risulta strano sentire un ministro figlio di papà come la Boschi dare lezioni a un Movimento che avrà i suoi difetti, ma è votato da tanti italiani che io rispetto”.

Papignani prima d’oggi i Pentastellati non li ha mai votati. “Però loro non hanno mai governato, e sinceramente dubito che potrebbero fare peggio del Pd. Il Movimento in questi anni ha studiato, preparandosi, ha conquistato milioni di elettori. Non è uno spauracchio. Poi è vero, devono ancora capire quale direzione prendere, ma hanno, nel loro programma, proposte interessanti, dall’abrogazione della Legge Fornero al salario minimo. Mentre che il Pd sia di destra mi pare così ovvio che dirlo è quasi una banalità, non fosse altro per il comportamento che il premier Renzi ha avuto da quando è salito al governo”.

Critico con i democratici, Papignani lo è da tempo. Nei giorni scorsi, ad esempio, aveva invitato tutta la Cgil ad abbandonare le feste dell’Unità, “circhi del padrone, organizzati da un partito, il Pd, che è di destra”, diceva il segretario regionale delle tute blu. Il suo appello aveva suscitato più di qualche critica tra i corridoi della Camera del Lavoro bolognese, città che il partitone l’ha visto nascere, ma questa volta, sul web e non solo, ci sono anche pareri positivi. “Il vero rischio – scrive Sebastiano d’Onofrio, delegato Fiom e operaio Fiat a Pomigliano – siete voi del Pd, caro ministro Boschi, peggio del vostro governo non si può fare”. “E’ lo stesso governo Renzi la causa del proprio male – commenta anche Mirco Rota, segretario Fiom della Lombardia – qui al nord la Lega sta sottraendo alla sinistra le sue battaglie, sta facendo campagna elettorale su temi come gli esodati o le pensioni. La Regione sta introducendo il reddito di cittadinanza, applica i contratti di solidarietà. Ma la colpa è del Pd, che ora discute della riforma del Senato dimenticando che la gente ha problemi più concreti”. Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, Rota non si sbilancia, anche se punti in comune, spiega, ce ne sono. “Il salario minimo, ad esempio, è una battaglia importante. E poi sono considerati dagli italiani l’unico Movimento anti sistema, quando il sistema non sta dando alcuna risposta al paese”.

Le critiche nei confronti del Partito democratico non arrivano però solo dalle tute blu. Se infatti più di un delegato Fiom scuote il capo alle parole del ministro Boschi, “il governo farebbe bene a preoccuparsi del fatto che le sue riforme non stanno rilanciando nulla, né l’occupazione, né gli investimenti – commenta Simone Selmi, delegato dei metalmeccanici di Modena – ormai sono disconnessi dai lavoratori, e di questo risponderanno davanti agli elettori”, pure la Cgil sulla politica romana dei renziani ha qualcosa da ridire. “Continuano ad arroccarsi nei loro dibattiti di partito, e il risultato è che sono sempre più lontani dai cittadini” spiega Luigi Giove, segretario generale della Fillea Cgil Emilia Romagna. Che però l’ipotesi a 5 Stelle la scarta subito: “ Sarebbe meglio avere un governo che si occupi dei lavoratori, ma un movimento politico in grado di rappresentare i milioni che in questi anni hanno perso i propri diritti ancora non c’è”.

Maurizio Lunghi, segretario della Cgil di Bologna, cuore del sindacato guidato da Susanna Camusso, invece, cita la Grecia, che ha visto Alexis Tsipras andare ancora al voto, e ancora vincere. “La cosa migliore è restituire la parola ai cittadini, e rapidamente, perché la legittimità di stare al governo passa dalle urne. Questo elemento in Italia è venuto meno, ma ora bisogna rimediare”.