C’è un salotto tendenzialmente radical chic che ritiene molto cool e smart una certa visione del mondo. Si tratta di salotti di persone benestanti secondo cui si possono compbattere le disuguaglianze partendo dall’ideologia. Io invece credo che si combattano creando posti di lavoro, per me è di sinistra il Jobs Act che aumenta le tutele dei precari, non chi combatte per mantenere l’art. 18 che è un residuo del passato“. Lo afferma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante il talk show di approfondimento politico Otto e mezzo, su La7. Il premier si pronuncia innanzitutto sulla riforma del Senato: “Mi aspetto che passi. L’emendabilità dell’articolo 2 della riforma costituzionale? Decide il presidente del Senato, Grasso“. Stoccata poderosa del premier a Massimo D’Alema: “Lui dice che il Pd va male? Veramente il Pd ha preso il 40 e rotti per cento alle europee, governa 17 regioni su 20, ha vinto in regioni dove aveva perso prima, e secondo lui va male perché dai sondaggi è dato al 34%, che è più o meno il doppio della percentuale a cui ha lasciato i Ds. Con tutto il rispetto che ho per D’Alema e per coloro che considerano la mia segreteria quella di un usurpatore, io ho vinto le primarie. Quando ci saranno le prossime” – continua – “vedremo chi le vincerà. Se D’Alema avesse deperito i Ds quanto noi abbiamo deperito il Pd avremmo visto un altro film. E invece noi andiamo avanti con un sorriso e senza preoccuparci delle polemiche”. Renzi si esprime anche sull’esito della sfida per la leadership del Labour Party britannico: “Corbin? Con tutto il rispetto per gli inglesi, io sabato ero preoccupato per la Pennetta e la Vinci. Uno che propone l’accordo col Venezuela, vuole uscire dalla Nato, considera gli Usa un potenziale problema e non un potenziale alleato, a mio giudizio, le elezioni nel Regno Unito non le vince. Poi, oh, auguri”. Parole di elogio, invece, per Marchionne (“Per la Fiat di oggi gli va fatto un monumento, non ho paura di dirlo”) e annuncio della digital tax, destinata ai grandi player delle piattaforme multimediali e prevista per il 2017. Sul sindaco di Roma, il presidente del Consiglio taglia corto: “Marino? E’ il sindaco di Roma, noi speriamo e facciamo tutti il tifo perché faccia un buon lavoro e perché il comitato olimpico nazionale, assieme al governo e al Comune di Roma, possa portare a casa le Olimpiadi di Roma nel 2024. L’Italia ha bisogno di segni di fiducia, non di polemiche e di rancore”. Infine, una battuta su Berlusconi e sulla sua recente visita in Crimea al fianco di Vladimir Putin: “Il problema Russia non si affronta con passeggiate in Crimea, ma con un lavoro di anni. Chi dice di risolvere il problema immigrazione andando a passeggiare in Crimea vi prende in giro”