Ha fatto il giro del mondo campeggiando su giornali siti web e pagine social. E’ diventata il simbolo dell’eccezionale ondata migratoria in arrivo dalla Siria nell’Europa dell’est. Secondo alcuni ha persino ispirato il cambio di rotta della Germania – e di conseguenza dell’Ue nella gestione dell’accoglienza. Ora l’immagine di Aylan, il bimbo curdo originario di Kobane il cui cadavere è stato restituito dal mare sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, è stato usato a scopo propagandistico anche dall’Isis. Si parla di lui nell’ultimo numero di Dabiq, rivista online dell’autoproclamato Stato islamico, in un articolo intitolato ‘Il pericolo di abbandonare la Dar ul-Islam’ (la Casa dell’Islam), ovvero le terre del Califfato.

I migranti che “volontariamente abbandonano Darul-Islam (la casa dell’Islam) per recarsi nelle terre degli infedeli – si legge nella pagina in cui campeggia una foto del piccolo – compiono un grave e pericoloso peccato e mettono a rischio la vita e le anime dei loro figli”. “Purtroppo, alcuni siriani e libici sono disposti a rischiare la vita e le anime di chi hanno la responsabilità di crescere secondo la sharia – i loro figli – sacrificando molti di loro durante il pericoloso viaggio verso le terre dei crociati governate dalle leggi dell’ateismo e dell’indecenza”.

L’articolo continua mettendo in guardia anche chi riesce a sopravvivere alla traversata e arrivare in Europa:”Nelle terre dell’Occidente i rifugiati e i loro familiari sono sotto la costante minaccia di “fornicazione, sodomia, droga e alcol”. Lasciare il califfato  apre “una porta all’abbandono dell’islam da parte dei nostri figli e nipoti per il cristianesimo, l’ateismo o il liberalismo”.

Già tre giorni fa, la vicenda di Aylan era stata usata per condannare l’immigrazione, ma migliaia di chilometri dalla Siria: un uomo di Bolzano aveva esultato su Facebook per la morte del bimbo, auspicando altre tragedie simili.