Quattro milioni di profughi pronti a lasciare la Siria e i Paesi vicini per arrivare in Europa. Non si ferma l’emergenza migranti. Nel giorno in cui la commissione Europea prepara la sua proposta di ripartizione profughi da avanzare ai Paesi dell’Unione, il capo dell’ufficio di Ginevra delle Nazioni Unite Michael Moeller avverte: almeno 4 milioni di profughi sono pronti a partire e arrivare in Europa se la comunità internazionale non fornirà sostegno e aiuti ai tre paesi confinanti con la Siria – e cioè Giordania, Libano e Turchia – dove ora vivono.

Numeri più alti invece quelli forniti Staffan de Mistura, inviato speciale Onu, in una conferenza stampa dopo un incontro con l’alto rappresentante Federica Mogherini. “Con 7,6 milioni di sfollati, di cui uno in più solo nel 2015 la crisi dei rifugiati siriani è la maggiore al mondo oggi e potrebbe diventare il più grande caso della storia”, ha detto l’ex viceministro degli Esteri. “Le persone in stato di bisogno sono invece 12,2 milioni, con l’80% della popolazione che attualmente vive in povertà”. De Mistura ha spiegato che a fuggire del Paese sono gli appartenenti alla “classe media del paese” e partono “perché dopo 5 anni di guerra hanno perso la speranza“.

Proprio oggi sulla stampa spagnola sono state anticipate le proposte della commissione Europea in vista del vertice straordinario del prossimo 14 settembre, quando i paesi dell’Unione dovranno definire un piano d’azione per affrontare la crisi umanitaria in corso. A Germania, Francia e Spagna sarà proposto di accogliere circa il 60% dei 120 mila rifugiati presenti in Italia, Grecia e Ungheria: nell’ordine 31.433 a Berlino, 24.031 a Parigi e 14.931 a Madrid.

Seguono, nella proposta della commissione Europea, la Polonia, con 9.287 rifugiati, pari al 7,7% del totale. Quindi l’Olanda (7,214), laRomania (4,646), il Belgio (4564), l’Austria (3,640) e ilPortogallo (3,074). A parte la Polonia, che nelle ultime settimane ha ammorbidito la sua posizione, Bruxelles ha ridotto di molto la quota di rifugiati da assegnare alla Repubblica Ceca (2978), alla Slovacchia (1,502). Infine, quanto all’Ungheria, è stata dispensata dall’accoglimento di rifugiati.  Saranno 15.600, invece, i richiedenti asilo che saranno ricollocati dall’Italia, sui 120mila previsti dalla nuova proposta della Commissione Ue. I 15.600 si aggiungono ai 24mila del precedente schema di maggio. Il totale di ricollocamenti dall’Italia per le due proposte è di 39.600 profughi su 160mila. L’ammontare di 120mila migranti da ricollocare, secondo i calcoli della Commissione, rappresenta appena il 36% degli ingressi che si sono registrati in Italia, Grecia e Ungheria. Il piano costa alle casse dell’Unione 780 milioni di euro.

Fuori classifica” invece il Regno Unito che  accoglierà altri 20mila rifugiati siriani, provenienti dai campi profughi delle Nazioni Unite, fino al 2020.”Manterremo il nostro approccio di prendere i rifugiati direttamente dai campi”, ha spiegato il premier britannico David Cameron, nel suo intervento in Parlamento in cui ha ignorato ancora una volta gli appelli perché il suo Paese aderisca alla redistribuzione dei profughi già in territorio europeo.

E mentre l’Europa cerca di fare fronte all’emergenza, gli Stati Uniti si apprestano ad aumentare sostegno ai ribelli che combattono l’Isis in Siria. Fonti del Pentagono parlano di un aumento del numero di ribelli da addestrare in Turchia e in Giordania per poi dispiegarli in zone della Siria dove possano godere di un maggior sostegno rispetto al passato.  Previsto anche un aumento degli sforzi sul fronte della raccolta di informazioni sul terreno da parte dell’intelligence: informazioni da fare avere poi ai ribelli.

Proprio oggi la Francia ha annunciato di aver dato il via a voli di ricognizione sul territorio siriano, già da domani. “Ho chiesto al ministro della Difesa – ha spiegato il presidente Françoise Hollande– di organizzare voli di ricognizione sulla Siria, in vista di eventuali raid contro lo Stato islamico. In Siria vogliamo sapere cosa si prepara contro di noi e cosa si fa contro la popolazione siriana. Per questo ho deciso di organizzare questi voli di ricognizione, in collegamento con la coalizione. Secondo le informazioni che raccoglieremo potremo condurre dei raid”. La guerra all’Isis , in pratica, torna prepotentemente tra le possibilità vagliate dalla comunità internazionale. Il premier Matteo Renzi, però, intervenendo a Porta a Porta ha annunciato:  ” L’Italia non partecipa a iniziative che Francia e Inghilterra hanno annunciato di studiare. In Siria c’è un presidente, Bashar al Assad, che controlla una parte del territorio”.