Non c’è solo la Germania della Merkel, degli applausi ai migranti nelle stazioni e delle carovane della speranza. C’è anche quella dei neo nazisti e dell’intolleranza. Quella di chi si oppone al maxi stanziamento da sei miliardi stabilito nella notte dal governo tedesco per far fronte all’emergenza profughi, mentre al confine con la Serbia decine di profughi bloccati e circondati dalla polizia ungherese forzano i blocchi e si mettono di nuovo in marcia sulle autostrade. In tanti vengono inseguiti, bloccati, riportati nei campi, ma tanti altri riescono a fuggire tra i campi.

Ed è di queste ore la notizia di un “attacco incendiario a sfondo politico” ai danni di una struttura destinata all’accoglienza. La Germania però non intende cedere. In vista del vertice straordinario del prossimo 14 settembre, intanto, la Commissione Europea si prepara a presentare la sua proposta: circa il 60% dei 120 mila rifugiati presenti in Italia, Grecia e Ungheria  saranno ricollocati in Germania (31.433), Francia (24.031) e Spagna (14.931). Saranno 20mila invece, il rifugiati che saranno accolti dal Regno Unito entro il 2020: lo ha annunciato in parlamento il premier britannico David Cameron.

SEI MILIARDI PER L’ACCOGLIENZA

Sei miliardi di euro. A tanto ammonta lo stanziamento stabilito dalla coalizione di governo tedesca guidata dalla cancelliera Angela Merkel per la gestione dell’emergenza migranti. Il pacchetto di misure è stato concordato al termine di colloqui che si sono protratti nella notte, è suddiviso in una parte equivalente a tre miliardi di euro a livello di bilancio federale ed una di pari importo da destinare agli stati e governi locali per gestire in loco l’accoglienza dei migranti.

Prima dei colloqui interni, il governo era apparso diviso su come gestire il flusso crescente di rifugiati, con critiche aperte da parte della Csu, il partito cristianosociale bavarese, alla decisione presa dalla Germania con l’Austria di aprire le porte ai profughi di fronte alla situazione di emergenza che si era venuta a creare al confine ungherese. La Csu aveva messo in chiaro che Merkel avrà la necessità di chiarire che anche altre nazioni europee devono partecipare alla gestione della crisi.

La cancelliera tedesca ha tenuto una conferenza stampa in mattinata per spiegare i dettagli del provvedimento. Angela Merkel ha detto chiaramente che “il fenomeno migratorio di questi giorni impegnerà la Germania anche in futuro, e cambierà il Paese”, esortando a “fare in modo che questo cambiamento sia positivo”, sottolineando anche che: “Quelli che non hanno necessità di protezione, dovranno tornare indietro”.

L’intervento della Merkel era iniziato con un ringraziamento a tutti coloro che si sono mobilitati lo scorso fine settimana: “Abbiamo alle spalle un weekend commovente, e mozzafiato. E io voglio ringraziare tutti coloro che si sono impegnati per l’emergenza: i comuni, la Deutsche Bahn, le forze dell’ordine, gli operatori e i cittadini che con i loro segnali di benvenuto hanno dato un’immagine del Paese che ci rende ancora un pò più orgogliosi del nostro Paese“.

Nella mattinata di lunedì si è svolto un colloquio telefonico fra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e la cancelliera tedesca. Al centro della conversazione il tema dell’immigrazione in Europa. Renzi ha espresso apprezzamento per il “cambio di segno e di passo significativo rispetto a soli pochi mesi fa e del quale l’Italia non può che essere felice e orgogliosa”.

L’ATTACCO INCENDIARIO

Mentre il governo era riunito per decidere sullo stanziamento dei fondi destinati all’emergenza migranti, un attacco incendiario ha parzialmente distrutto nelle prime ore di lunedì una struttura destinata in futuro ad accogliere i richiedenti asilo a Ebeleben, in Turingia. Secondo le informazioni della polizia ad essere danneggiati sono stati tre blocchi abitativi in fase di ristrutturazione. Sul posto sono state fatte arrivare diverse squadre di vigili del fuoco. Le forze dell’ordine hanno parlato di attacco incendiario a sfondo politico ed escluso la possibilità che a scatenare l’incendio sia stato un difetto tecnico.

In un altro episodio, avvenuto nella città di Rottenburg, nel sudovest della Germania, almeno cinque persone sono rimaste ferite a causa di un incendio scoppiato la notte scorsa in una struttura abitativa temporanea dove sono ospitati 80 profughi. Non è ancora chiaro se si tratti di un incendio doloso o di un incidente. Un portavoce della polizia ha detto che due persone hanno riportato ferite alle gambe saltando da una finestra, mentre altre tre sono state intossicate dal fumo.

MANIFESTAZIONI NEONAZI

I roghi sono solo la reazione più evidente di chi non condivide le posizioni della cancelliera. Il clima di tensione si respira ormai da settimane. Solo domenica a Monaco e a Dortmund, gruppi di estrema destra hanno provato a recarsi alla stazione per ‘accogliere’ i rifugiati con proteste xenofobe. I tentativi di raggiungere le stazioni sono falliti, sia per la resistenza opposta dalla maggior parte della popolazione, sia per l’intervento della polizia. A Dortmund l’episodio più acceso: 30 neonazisti hanno provato a manifestare contro l’arrivo dei rifugiati, la polizia ha bloccato loro la via della stazione. La situazione è degenerata quando il gruppo di estremisti di destra è entrato in contatto con i contro-manifestanti di sinistra. Ci sono stati lanci di bottiglie e petardi, quattro manifestanti sono stati arrestati, tre poliziotti, un manifestante e un passante sono rimasti feriti.

60% RIFUGIATI IN GERMANIA, SPAGNA E FRANCIA

Oggi il quotidiano spagnolo El Pais ha anticipato le proposte della Commissione Europea in vista del vertice straordinario del prossimo 14 settembre, quando i paesi dell’Unione dovranno definire un piano d’azione per affrontare la crisi umanitaria in corso. La proposta sarebbe quella di ricollocare circa il 60% dei 120 mila rifugiati presenti in Italia, Grecia e Ungheria – a Germania (31.433), Francia (24.031) e Spagna (14.931).  Saranno 15.600, invece, i richiedenti asilo che saranno ricollocati dall’Italia, sui 120mila previsti dalla nuova proposta della Commissione Ue. I 15.600 si aggiungono ai 24mila del precedente schema di maggio. Il totale di ricollocamenti dall’Italia per le due proposte è di 39.600 profughi su 160mila.

Al quarto posto, in questa particolare classifica, la Polonia, con 9.287 rifugiati, pari al 7,7% del totale. Quindi l’Olanda (7,214), la Romania (4,646), il Belgio (4564), l’Austria (3,640) e il Portogallo (3,074). A parte la Polonia, che nelle ultime settimane ha ammorbidito la sua posizione, Bruxelles ha ridotto di molto la quota di rifugiati da assegnare alla Repubblica Ceca (2978), alla Slovacchia (1,502). Infine, quanto all’Ungheria, è stata dispensata dall’accoglimento di rifugiati.

L’ammontare di 120mila migranti da ricollocare, secondo i calcoli della Commissione, rappresenta appena il 36% degli ingressi che si sono registrati in Italia, Grecia e Ungheria. Il piano costa alle casse dell’Unione 780 milioni di euro.

LA MARCIA DELLA SPERANZA
Intanto sono arrivati in Austria i 150 volontari che nella giornata di domenica si erano organizzate su Facebook per portare aiuti e dare un passaggio ai migranti fermi alla frontiera ungherese dopo che Austria e Germania avevano aperto i confini. I promotori dell’iniziativa #marchofhope annunciano sui social media: “Stiamo festeggiando il successo di questa iniziativa con i migranti a cui abbiamo assicurato un passaggio sicuro”. Alcuni di loro hanno scelto di viaggiare in ‘blocchi’ per ridurre il rischio di essere fermati dalla polizia ungherese.

Nel corso delle ultime ore si è normalizzata la situazione al valico di frontiera austriaco di Nickelsdorf, al confine con l’Ungheria. La polizia ha precisato che 260 migranti entrati nel Paese prima della mezzanotte sono partiti per Vienna in treno. Da allora non ci sono stati nuovi arrivi ed è ripreso il normale traffico.

SPAGNA, RIVOLTA IN CENTRO PER STRANIERI
Le forze anti-sommossa spagnole sono intervenute questa notte nel centro per stranieri  di Zapadores, a Valencia, usando anche proiettili di gomma, per reprimere la rivolta di alcune decine di immigrati. Il centro ospita 75 stranieri in attesa di espulsione,  soprattutto nordafricani. Gli incidenti, riferisce El Pais, sono iniziati verso la mezzanotte, quando una cinquantina di immigrati si è scontrata con gli agenti del centro: sei stranieri sono saliti sul tetto, da dove hanno lanciato pietre contro gli agenti. Gli altri hanno svuotato gli estintori del centro e dato fuoco a diversi materassi.

MIGRANTI SFONDANO LINEE POLIZIA TRA UNGHERIA E SERBIA

Continua intanto l’ondata migratoria sulla rotta balcanica.”Vogliamo andare via, lasciateci andare”: è il grido di decine di profughi bloccati e circondati dalla polizia ungherese dopo aver varcato a piedi il confine con la Serbia e aver percorso poche centinaia di metri. Il centro di identificazione provvisoriamente allestito in uno spiazzo di terra circondato da campi di granturco, si trova in aperta campagna nei pressi di Roszke .”Temiamo ci sia anche qualche caso di tubercolosi” dice un attivista: tutta l’area è presidiata in forze dalla polizia ungherese in tenuta antisommossa.
Dopo ore di attesa centinaia di migranti, stanchi di aspettare gli autobus, hanno sfondato le linee della polizia ungherese nei pressi del confine serbo.  Si sono quindi messi in marcia a piedi sulla principale autostrada verso Budapest: molti di loro,  però, sono stati bloccati dagli agenti mentre altri sono riusciti a fuggire tra i cavalcavia dell’autostrada. I fermati si trovano davanti a un campo delimitato da filo spinato e reti dove si rifiutano di entrare. Proprio in giornata erano arrivate le dimissioni da ministro della Difesa ungherese da Csaba Hende. Il passo indietro è arrivato dopo la relazione al gabinetto di sicurezza sullo stato di avanzamento dei lavori del muro anti migranti al confine con la Serbia. Il premier Viktor Orban non ritenuto sufficiente il livello della costruzione del muro e ha rimpiazzato il ministro Hende che lo ha rimpiazzato con Istvan Simicsko, finora responsabile per lo sport.