Continua a far discutere l'”ecomostro” di Procchio, lo scheletro di cemento finito di demolire nel novembre 2013 simbolo di “Elbopoli”, l’inchiesta giudiziaria che per una decina d’anni ha scosso l’Isola d’Elba con otto imputati accusati a vario titolo di corruzione, peculato e favoreggiamento nell’ambito di speculazioni edilizie. La demolizione della struttura (iniziata nel marzo 2013) situata nel comune di Marciana (Li) è terminata da quasi due anni ma le macerie non sono ancora state rimosse. Alcuni proprietari di seconde case nella zona – riporta il Tirreno – hanno perciò lanciato una petizione indirizzata al governatore Enrico Rossi chiedendo che il materiale sia rimosso il prima possibile. L’appello ha raggiunto in pochi giorni 500 firme, coinvolgendo elbani ma anche turisti stranieri: “Quanto tempo dobbiamo ancora aspettare – si chiede nella petizione – per vedere ripristinata la bella e verde vallata di Procchio? Rossi si è impegnato nella salvaguardia dell’ambiente e delle identità dei luoghi. Ora è il tempo delle risposte”.

A quanto si capisce i motivi della mancata rimozione sarebbero causati da un mix di inghippi burocratici e intoppi tecnici legati a autorizzazioni e atti urbanistici, il tutto in una zona oggetto d’interventi di riqualificazione a seguito dell’alluvione del 7 novembre 2011 (e di quella del 2002) che mise in ginocchio l’Elba. Anna Bulgaresi, sindaco di Marciana eletto con il sostegno del centrodestra nel 2009 e riconfermato nel 2014, è però determinata a superare lo stallo: “Se la situazione non si sblocca entro dicembre – dichiara al fattoquotidiano.it – emanerò un’ordinanza e a gennaio farò partire la rimozione. Per rimuovere tutto ci vorrà circa un mese”. Abbiamo interpellato anche l’assessore regionale all’ambiente, Federica Fratoni: “Stiamo seguendo da tempo la vicenda e comprendo il disagio dei cittadini. So che le amministrazioni interessate stanno operando per venire a capo della questione. Gli uffici regionali monitoreranno comunque la situazione”.

La struttura inizia a esser costruita nel 2002 dagli imprenditori Franco Giusti e Fiorello Filippi che poi vengono condannati proprio nell’ambito di “Elbopoli”: nel novembre 2013 la Cassazione conferma infatti la condanna per corruzione in atti giudiziari degli stessi Giusti e Filippi (entrambi 3 anni e 6 mesi), dell’ex prefetto di Livorno Vincenzo Gallitto (3 anni e 4 mesi) e dell’ex numero uno dei gip livornesi Germano Lamberti (4 anni e 9 mesi). Nel 2003 la procura di Genova pone la struttura sotto sequestro preventivo (alcune opere non vengono ritenute conformi alle licenze) e nel 2009 il tribunale ne ordina la demolizione. La stessa ditta pistoiese di Franco Giusti che nel 2013 ha demolito l'”ecomostro” continua però a detenere i permessi a costruire e lavora a un nuovo progetto meno impattante di quello originario che prevedeva 7500 metri cubi di appartamenti, negozi e un parcheggio sotterraneo. Per questo tra i promotori della petizione c’è anche chi teme che al posto dell'”ecomostro” sia alla fine realizzato un “ecomostriciattolo”: “Sarebbe una beffa”.

Molti cittadini di Procchio stanno iniziando a perdere la pazienza visto che per la seconda estate consecutiva le macerie sono rimaste al loro posto. Sulla questione abbiamo interpellato anche Umberto Mazzantini, responsabile nazionale Isole minori di Legambiente: “Condivido l’iniziativa dei cittadini. Quando venne deciso di abbattere l’ecomostro ci battemmo subito affinchè dopo la demolizione si provvedesse immediatamente allo smaltimento delle macerie”.

La mancata rimozione dei resti dell'”ecomostro” è legata anche all’approvazione da parte della Provincia dell’autorizzazione per la macinazione e la riutilizzazione degli inerti che verrebbero impiegati per coprire i piani sotterranei del Centro servizi. La Provincia però – spiega Bulgaresi – subordina il via libera “all’approvazione del piano attuativo definitivo ma il piano ancora non c’è”. La ditta Giusti aveva infatti presentato un piano circa due anni fa senza però trovare un accordo con il Comune: “Ci è stato presentato un nuovo progetto di massima – precisa nuovamente il sindaco – ma allo stato attuale non siamo ancora in grado di approvare niente: alcuni aspetti legati al futuro di quell’area devono infatti ancora esser chiariti”. Una strada alternativa – seppur ben più lunga – potrebbe esser trovata all’interno della cornice del nuovo regolamento urbanistico (sarà presentato in consiglio comunale a fine mese) che comprende al suo interno anche un piano di trasformazione della vallata di Procchio. Bulgaresi sembra però intenzionata a accorciare i tempi: “Pronta a emanare un’ordinanza se la situazione non si sblocca entro dicembre”.