Barack Obama torna in Louisiana, a New Orleans. E rimette piede per la nona volta da presidente nella città che dieci anni fa è stata perl’80 per cento allagata da Katrina, l’uragano che ha provocato un milione di sfollati e la morte di oltre 1.800 persone. “Quello che era iniziato come un disastro naturale – ha detto Obama – è diventato un disastro causato dall’uomo e il fallimento del governo nel proteggere i suoi cittadini“. Il presidente Usa sottolinea come la città fosse “afflitta da disuguaglianze” a causa delle quali “molte persone, soprattutto i poveri di colore, erano senza un buon lavoro, un’assistenza sanitaria a prezzi accessibili, o un alloggio decente”. Un’atmosfera che ha fortemente danneggiato anche i bambini: troppi di loro, ha proseguito, “sono cresciuti circondati da crimini e scuole scadenti”.

Obama nel corso della sua visita partecipa all’inaugurazione di un centro sociale nel quartiere povero del Lower Ninth Ward, il più devastato dall’uragano. “Non molto tempo fa incontrarci qui poteva sembrare improbabile, ma oggi il nuovo centro sociale si erge a simbolo della straordinaria resistenza di questa città e della sua gente, di tutta la costa del Golfo, e degli Stati Uniti”, sottolinea Obama secondo le anticipazioni del suo discorso diffuse dalla Casa Bianca.

“Siete un esempio di ciò che è possibile quando, di fronte alla tragedia e alle difficoltà, le persone buone si uniscono per costruire un futuro migliore – prosegue il presidente – e per questo, più di ogni altra ragione, sono tornato qui oggi”. Obama spiega che la ricostruzione non puntava semplicemente di far tornare New Orleans come era prima. Puntava invece a “costruire una città come dovrebbe essere, in cui tutti, non importa chi sono, quello che sembrano, o quanti soldi possiedono, hanno l’opportunità di farcela”.