Cosa ci fa quello scheletro arrugginito sulla spiaggia di Scari insieme a ruspe e rottami che accolgono il turista appena sbarcato? E mi guastano il primo impatto visivo con Iddu! Nuoto da Punta Lena fino a Fico Grande e passo sotto un altro mostro di ferraglia corroso dal mare. Sembrerebbe un pezzo d’archeologia dismessa. Invece mi dicono che è nuovo di zecca, sarebbe un braccio del pontile d’attracco, ancora non finito (e mai lo sarà) visto che si sono fatti male i conti e manca la profondità necessaria agli approdi. Ma la “cattedrale del mare” (Kiefer ci farebbe un’opera d’arte) è servita a rimpinguare di mazzette le tasche dei malgovernanti della cosa pubblica. In vespa con Tonino Magnelli, isolano d’adozione, per vicoli e stradine di Piscità, fra boungaville (che qui sono di un fucsia che non si trova da nessun’altra parte) e fiori di capperi, ebbra dal profumo di gelsomino, passo davanti alla casa bunker di Dolce&Gabbana. L’hanno chiamata Dalì, qualcuno me l’adduce come un buon esempio di delirio di rampantismo. Arrivo davanti a La Sciara, un tempo il migliore albergo dell’isola, ci andava pure l’ex presidente Napolitano, oggi è un rudere inghiottito dalla vegetazione selvaggia.

Altra priorità da affrontare subito: la differenziata non si fa, tanto l’immondizia viene compattata direttamente in loco, in una discarica fai da te, un po’ nascosta dalle ‘cannizze’, a soli 5 metri dal mare. Gli isolani non hanno più voce nel chiedere da tempo un porticciolo turistico e una nave ‘discarica’ attrezzata per lo smaltimento dei rifiuti. Giorgio Armani, sponsor della squadra dilettanti di Stromboli, ha promesso di comprare “Il Mulino”, edificio storico, a una sola condizione: che si risolva presto la questione munnezza, mi informa Roberto Bauducco, isolano pasionario. Lo stilista non vuole mica una casa con vista su immondezzaio a cielo aperto. Sindaco, prenda nota. Intanto, barconi del turismo “mordi e fuggi” nessuno li vuole, ma tutti se li pigliano.

Tuttavia come si fa a resistere al fascino della sciara di fuoco che buca l’oscurità: al tramonto in fila indiana a zig zag, in lontananza, sembrano collanine di luce appese al manto di Iddu, quando al tramonto in fila indiana a zig zag salgono in prossimità della bocca che erutta lave e lapilli. Nessun fuoco d’artificio può reggere il confronto.
Non si può rinunciare all’aperitivo a La Locanda del Barbablu, ricavata da un’elegante residenza isolana rosso pompeiano (dirimpettaia e gemella della casa che ospitò Ingrid Bergmann e Roberto Rossellini ai tempi delle riprese del film “Stromboli”). Il Barbablù è anche il salotto culturale dell’isola, frequentato da professori della Bocconi (vedi Andrea Rea), banchieri (vedi Gianluca Verzelli), imprenditori (vedi Guglielmo Rebucci) e volti noti della tv (Myrta Merlino). Alle spalle della Locanda va in scena il Teatro del Fuoco, con giocolieri e saltimbanchi da Cirque du soleil.

Tira anche aria di mecenatismo: da cinque anni c’è in calendario il “Vulcano Extravaganza”, una rassegna d’arte contemporanea, voluta da Fiorucci Art Trust, quelli dei salumi, che hanno casa proprio sotto il Timpone, l’ultima lingua abitabile dell’isola. Mentre a Panarea i pescatori si sono messi a fare gli affittacamere, a Stromboli al mattino è un tripudio di pesce fresco, scorfani, mupe, totani, rane pescatrici e gamberetti di nassa. Nella mia wish list ci sono le pietre di mare, un impasto al nero di seppie, imbottito di cernia (presentato pure a Expo), le mangio da Zurro sulla spiaggia di Scari mentre a Canneto la chef birmana Tintin Khine prepara specialità esotiche rivisitate in salsa eoliana.

Lidia Ravera e Angela Finocchiaro si mettono in chiacchiera al Fico Grande, boutique etno-radical-chic di Gioacchino, con vista su Strombolicchio, lo scoglio/faro. La leggenda vuole che era il tappo di Iddu e sia “saltato” al momento della prima grande eruzione. Gli dei lo abbiamo lasciato lì, solo soletto, in mezzo al mare. (Fine della seconda puntata)
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