“L’Italia riparte se le imprese assumono. E purtroppo non è ancora così”. Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, risponde in questo modo al tweet del premier Matteo Renzi, che ha esultato per gli ultimi numeri sulle domande di ammortizzatori sociali: “I dati Inps su cassa integrazione sono il segnale che finalmente le cose cambiano #italiariparte”. Secondo l’istituto di previdenza, le ore di cig autorizzate a luglio 2015 sono calate del 26,9% nel giro di un anno, da 71,7 a 52,4 milioni. A giugno, invece, sono state avanzate oltre 122mila domande di disoccupazione, il 29,3% in meno rispetto a un anno fa. Eppure, gli ultimi dati Istat dicono che nello stesso periodo il tasso di disoccupazione è cresciuto dello 0,3%, arrivando a quota 12,7%: nel giro di un anno, si registrano circa 85mila persone in più senza un lavoro.

Scendendo nei particolari, informa l’Inps, nel giro di un anno le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria sono calate del 19%, quelle di cassa straordinaria del 32,6%, quelle di cassa in deroga del 18,3%. La minore richiesta dell’ammortizzatore sociale, secondo il sindacalista, si può giustificare con diversi fattori. “Da una parte ci può essere anche una ripresina, seppure molto moscia – spiega Loy – Ma dall’altra bisogna considerare che in diversi casi le Regioni non hanno le risorse per pagare gli ammortizzatori sociali e non li autorizzano. Inoltre, la stretta sulla cassa integrazione in deroga, ridotta a cinque mesi per il 2015, ha comportato che molte aziende abbiano già esaurito il proprio bonus“. Insomma, al calo di domande di cassa non corrisponde necessariamente una maggiore crescita di lavoro, anzi. Gli ultimi dati Istat sulla produzione industriale, che si riferiscono a giugno 2015, parlano di un calo dello 0,3% su base annua e dell’1,1% su base mensile.

Resta da capire che fine abbiano fatto quei lavoratori per i quali non è stata autorizzata la cassa integrazione. “Le domande di disoccupazione, da maggio a giugno 2015, sono aumentate – prosegue Loy – Questo può essere un segnale di un parziale travaso verso la vera e propria disoccupazione di persone che erano in aziende in difficoltà”. In effetti, nel giro di un mese, le richieste di disoccupazione sono passate da 104mila a 122mila, con un incremento del 17%. Nel dettaglio, riporta l’Inps, a giugno sono state presentate 5.422 domande di Aspi, 2.482 domande di mini Aspi e 109.071 domande di Naspi. A queste cifre si aggiungono 219 domande tra disoccupazione ordinaria e speciale edile e 5.476 domande di mobilità, per un totale di 122.670 domande. Nel giugno 2014, le richieste erano state 173.477: nel giro di un anno, questa cifra è diminuita del 29,3%. “E’ da segnalare – rileva l’istituto di previdenza – che sulla forte contrazione delle domande presentate nel mese di giugno 2015 può avere inciso la circostanza che si tratta dei primi mesi di entrata in vigore della nuova prestazione Naspi“.