Gli ultimi dettagli sono stati limati. La Commissione Ue ha ufficializzato che il testo dell’accordo per lo sblocco del terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro raggiunto martedì tra la Grecia e la troika è stato inviato alle cancellerie dei 28 Paesi e in serata ci sarà una teleconferenza dei viceministri dell’economia. Pesano però i dubbi della Germania: stando a quanto riferisce l’agenzia tedesca Dpa, la Cancelliera Angela Merkel ha di nuovo proposto ad Alexis Tsipras un nuovo prestito ponte per coprire i pagamenti più urgenti e continuare a lavorare in modo “più accurato” sul terzo piano di aiuti. Abbastanza perché qualcuno mettesse in dubbio il via libera definitivo all’intesa da parte dell’Eurogruppo convocato per venerdì e perché la Bild evocasse una “lite” tra i due leader, prontamente smentita da Berlino. Il portavoce del governo ha comunque ammesso che c’è stato uno “scambio di vedute” e ha spiegato che il nuovo memorandum d’intesa è “un risultato straordinario”, ma la “Germania ha bisogno di tempo per valutare i testi, che sono stati mandati solo nella tarda serata di ieri”. Acrobazie diplomatiche. In realtà un documento di due pagine inviato a Bruxelles da Berlino definisce insufficiente l’accordo, sottolineando la “mancanza di piena chiarezza sulla gestione delle politiche” e sulla sostenibilità del debito.

La presidente del Parlamento fa ancora ostruzionismo – Nel frattempo comunque il governo ellenico ha presentato alle commissioni parlamentari il disegno di legge che contiene le 35 misure previste dall’accordo, a partire dalla revisione degli obiettivi di bilancio, ma anche la reintroduzione dei licenziamenti collettivi, la revisione della contrattazione e l’abolizione delle baby pensioni. Misure di austerità che il Parlamento non aveva approvato il 15 luglio ma ora è chiamato a votare con urgenza, entro la mezzanotte di domani. Con le solite incognite: l’ala estrema di Syriza e l’ostruzionismo della presidente Zoe Konstantopoulou, che a metà luglio si era fatta sostituire dal vicepresidente dell’assemblea. La procedura dovrebbe svolgersi in modalità d’urgenza, in modo che il documento possa essere sottoposto votato entro la mezzanotte di domani, ma Konstantopoulou ha convocato la riunione dei leader dei partiti che deve decidere la riapertura dei lavori solo per questa sera alle 21:3 con l’obiettivo di rallentare i lavori.

La tedesca Fraport in prima linea per comprare gli aeroporti greci – Le 29 pagine dell’intesa, ottenute dall’agenzia Reuters, prevedono tra l’altro che Atene agisca velocemente per privatizzare i suoi porti, aeroporti regionali e la compagnia energetica. La vendita di queste infrastrutture dovrebbe fruttare 6,4 miliardi di euro tra il 2015 e il 2017. La Grecia, secondo l’accordo, ha accettato di fare “passi irreversibili” entro ottobre 2015, privatizzando la società che gestisce la rete elettrica Admie a meno che non sia presentato un programma alternativo che porti allo stesso risultato. Date vincolanti sulla vendita dei porti di Pireo e Salonicco dovranno essere annunciate entro la fine di ottobre. Le autorità greche si sono anche impegnate a vendere gli aeroporti regionali “ai termini correnti”, con le offerte vincitrici già selezionate. Occorre ricordare che già nel novembre scorso ‘investitore privilegiato’ per concessioni di 40 anni su 14 scali delle maggiori isole greche era stata scelta la tedesca Fraport, la società di gestione di Francoforte. Fraport punta conquistare tra gli altri gli aeroporti di Creta, Corfu, Kos, Rodi, Santorini, Skiatos e Zacinto, oltre a Salonicco.

Ue: “Nel memorandum anche reddito minimo dal 2016” – Secondo fonti Ue il nuovo memorandum è “un pacchetto duro ma i sacrifici sono equamente distribuiti”, perché è stato pensato con attenzione alla “dimensione sociale, per mitigare l’impatto immediato di queste misure”. E prevede anche uno schema di reddito minimo dal 2016. Affermazioni che non convincono la popolazione ellenica. Il sindacato Adedy, che rappresenta i lavoratori del settore pubblico, ha indetto per giovedì alle 20 una nuova manifestazione di protesta in piazza Syntagma contro il nuovo accordo e per la salvaguardia di occupazione, salari, pensioni, previdenza sociale e assistenza sanitaria.