Sembrava che dopo le alluvioni che misero in ginocchio Genova il 9 ottobre e il 15 novembre 2014 qualcosa si stesse muovendo. Invece nulla. Nonostante il ritornello ripetuto dopo ogni tragedia – “il dissesto idrogeologico è una priorità assoluta di questo governo” – la legge sul consumo del suolo rimane incagliata tra le secche del Parlamento, ferma a Montecitorio nelle Commissioni Ambiente e Agricoltura. Una proposta che ha attraversato tre esecutivi – Monti, Letta e Renzi – senza che nessuno abbia giudicato necessario lavorare per trasformarla in legge. “Siamo sempre al punto di partenza”, spiega Mario Catania, parlamentare di Scelta Civica che da ministro delle Politiche agricole nel governo Monti aveva presentato un ddl in materia.

“Nell’ultima fase del passato esecutivo c’era più di un testo sul tavolo – spiega Catania – tutti presentati nelle prime settimane di vita della legislatura, tra cui una proposta del governo Letta che è diventata la struttura portante del provvedimento. L’iter è iniziato nella primavera del 2013. Dopo una seconda revisione da parte dei relatori, si era cominciato un anno fa a votare i primi emendamenti, poi si è smesso. Molti mesi fa i ministri Galletti (Ambiente, ndr) e Martina (Agricoltura, ndr) sono venuti a parlare alle Commissioni congiunte, ogni tanto si fanno due o tre riunioni sulla materia, quindi non accade nulla per 4, 5 o 6 mesi. Adesso non si capisce perché siamo fermi”.

Nell’ultima versione del 3 febbraio 2014, il sito del Senato dà il testo in esame in Commissione Ambiente il 25 giugno, relatori Massimo Fiorio e Chiara Braga, entrambi del Pd. “Se dopo due anni di legislatura ancora dobbiamo votare emendamenti e testo in commissione, i risultati sono pari a zero. Di questo passo ci vuole una legislatura di 20 anni per portare a termine l’iter”. Qual è il motivo di questa inerzia? “E’ evidente che c’è qualcosa che non va in termini politici – continua l’ex ministro – il governo e il partito di maggioranza spergiurano di volere questo testo, però i fatti parlano da soli. Ancora oggi, dopo tutte le tragedi che si sono susseguite, si pensa che la crescita di questo Paese deve passare attraverso un’altra ondata di cemento. Questa cosa è sconfortante”.

Sconfortante anche perché all’estero vari paesi si sono dotati da tempo di leggi sul consumo del suolo. Berlino, ad esempio, sulla problematica è intervenuta da tempo e nel 2002 ha approvato una legge per ridurre il consumo di suolo vergine a 30 ettari al giorno entro il 2020. Al di qua delle Alpi, invece, i segnali in materia di tutela preventiva sono tutti negativi. “Anche nel recente testo Madia – conclude Catania – tutta la partita del silenzio assenso in tema di tutela di valori ambientali e culturali è un segnale preoccupante. Lo si presenta come un grande successo, ma si indeboliscono le posizioni delle sovrintendenze e degli organi preposti alla tutela del territorio instaurando un meccanismo secondo cui se entro 90 giorni non si pronunciano sulle autorizzazioni, è come se avessero dato l’assenso alla posa di nuovo cemento sul territorio”.