Nella diatriba interna ed esterna al Pd sul salvataggio di Antonio Azzollini, il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone ha una posizione ben precisa: “E’ fisiologico, giusto e doveroso che il Parlamento possa dissentire quando non condivide i provvedimenti della magistratura”. Per Cantone – che ha parlato in un’intervista a Repubblica – è questione di autonomia: “La magistratura rivendica la propria, ma deve rispettare quella di un altro organo costituzionale. In questa legislatura, le autorizzazioni all’arresto finora concesse dimostrano che non c’è stato alcuno stop alle indagini”. Autonomia, quindi. Un concetto che il capo del governo ha difeso con parole che hanno fatto discutere: “I parlamentari non sono i passacarte dei pm“. Un’uscita che ha provocato polemica a non finire, eppure per il numero uno dell’Anac non c’è nulla di cui scandalizzarsi: “Posso dire che era efficace, forse usando una parola impropria, ma tutto sommato affermando un principio costituzionalmente corretto – ha sottolineato Cantone – Sulle valutazioni degli arresti decide il Parlamento“.

Cantone, poi, si è detto d’accordo con il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, secondo cui le misure d’arresto devono essere ben motivate. “La materia della libertà personale è la più delicata in assoluto e serve una motivazione forte. Ma non sono in grado di dire se quella di Trani lo sia perché del caso ho letto solo le cronache giornalistiche” ha spiegato il presidente dell’Anticorruzione. Che alla domanda sull’eventuale cambio pelle del Pd in tema di rapporti con la magistratura ha preferito rispedire l’ipotesi al mittente: “Non mi pare affatto che a oggi dal Parlamento siano arrivati segnali di delegittimazione della magistratura“. Per motivare la tesi, Cantone ha ricordato che “sono state autorizzate richieste di arresto anche per soggetti della maggioranza (Francantonio Genovese del Pd, ndr) e sono state chieste dimissioni di u ministro perfino non indagato (Maurizio Lupi di Ncd, ndr)”.

Per quanto riguarda la giustizia e gli interventi del governa in merito alle intercettazioni, Cantone ha smorzato ogni polemica e fatto il riassunto delle puntate precedenti: “A oggi non c’è ancora un testo. La norma sulla registrazioni occulte è stata bloccata quando sono stati evidenziati i rischi di ricadute sui processi di mafia a dimostrazione di un Parlamento aperto al dibattito” ha spiegato. Quanto ai 3 mesi dati ai pm per chiudere le indagini, “è una norma pericolosa soprattutto per i processi di mafia – è il parere del numero uno dell’Anticorruzione – Ma per quelli ordinari è doveroso per i cittadini, sia indagati che parti offese, poter avere una risposta sulle indagini preliminari in tempi ragionevoli. L’idea di poter essere indagato a vita o per tempi biblici è contrario a tutte le regole di qualsivoglia democrazia”.