Una “situazione di criticità (per certi versi emergenziale)” relativa alle risorse che mette a rischio “i servizi di primaria importanza“. Sono gli effetti che la riforma varata dal governo Renzi ha avuto sulle finanze e la funzionalità delle Province italiane, secondo la Corte dei Conti. Senza l’adozione di “interventi necessari”, “la forbice tra risorse correnti e fabbisogno per l’esercizio delle funzioni fondamentali – si legge nella Relazione sugli andamenti della finanza territoriale inviata nei giorni scorsi al Parlamento – allo stato delle cose, tende ad una profonda divaricazione, difficilmente sostenibile per l’intero comparto”, scrivono i magistrati contabili in merito agli effetti del riordino funzionale e istituzionale della riforma Delrio.

Il governo ne ha fatto uno dei tratti fondamentali della propria narrazione: l'”abolizione delle Province” annunciata con l’approvazione del ddl Delrio approvato in via definitiva il 3 aprile 2014 dalla Camera nella realtà non è mai avvenuta. Negli enti territoriali, infatti, sono stati ridotti e rimodulati gli organi “politici” ma è rimasto in piedi tutto il corredo di funzioni tecniche delegate in materia di scuola, strade, trasporti pubblici, formazione e ambiente. Ora, secondo i giudici contabili, molti servizi legati a queste funzioni sono a rischio perché il riordino previsto dalla legge firmata dall’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio procede a rilento.

Secondo i giudici contabili, “lo stato di precarietà della situazione finanziaria degli enti di area vasta e l’aggravamento ipotizzato, soprattutto nella prospettiva dell’esercizio in corso, stanno avendo progressiva conferma, considerata la fase avanzata della gestione 2015 e la mancanza di novità sul fronte dell’attuazione del riordino” avviato con la legge 56 del 7 aprile 2014. A cosa si riferisce in particolare la Corte dei Conti? “Alle ricadute sulle gestioni finanziarie interessate, generate dall’anticipazione degli effetti finanziari relativi ai tagli di spesa disposti dalla legge di stabilità 2015, rispetto all’alleggerimento della spesa corrente che sarebbe dovuto conseguire al trasferimento degli oneri del personale a seguito della riallocazione delle funzioni non fondamentali”, spiegano ancora i magistrati contabili.

A poco sono servite, inoltre, le toppe che il governo ha cercato di mettere qui e lì per riparare alla situazione. Nel quadro critico in cui si trovano le Province, “di relativa efficacia appaiono le misure” previste nel decreto Enti Locali “in tema di trasferimento del personale appartenente ai ruoli della polizia provinciale e quelle riguardanti la modulazione delle sanzioni per il mancato rispetto dei vincoli del patto di stabilità per il 2014”.

Già all’inizio del 2014, i giudici contabili avevano sottolineato come la riforma non avrebbe prodotto i risultati annunciati dal governo in termini di taglio della spesa. Il ddl Delrio, produrrà risparmi “di entità contenuta” e allo stesso tempo “è difficile ritenere che una riorganizzazione di così complessa portata sia improduttiva di costi”, affermava la Corte dei Conti il 16 gennaio nel corso di un’audizione presso la Commissione Affari Costituzionali al Senato. Secondo la Sezione Autonomie dei magistrati contabili, “appare pertanto decisiva la costante verifica dell’andamento dell’attuazione della riforma e dei risultati sotto il profilo del governo delle risorse impiegate e del rispetto di nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.