La scelta del periodo potrebbe essere ancora una volta non casuale: un tentativo di sabotaggio nei giorni in cui si mette in moto l’esodo dei vacanzieri. Tuttavia gli investigatori che stanno indagando sul rogo avvenuto nella notte tra martedì 28 e mercoledì 29 luglio sulla linea ferroviaria Alta velocità tra Fidenza e Fontanellato in provincia di Parma, sulle ipotesi e i possibili responsabili vanno cauti. A essere bruciato è stato un fascio di cavi ai bordi della ferrovia: intorno alle 4 del mattino sui sistemi delle Ferrovie dello stato è scattato l’allarme automatico che segnala che sui binari qualcosa non va, e immediatamente sono partiti i controlli. Una o più persone avevano sollevato una canalina e con dei fiammiferi, degli stracci e del liquido infiammabile hanno tentato di mandare in tilt il sistema. Ma invano. La circolazione ferroviaria infatti ne ha risentito per alcune ore con il traffico incanalato su un unico binario, ma alle 8 del mattino i treni veloci hanno ripreso a viaggiare regolarmente.

Sul posto oltre alla Polizia ferroviaria e ai pompieri sono intervenuti gli uomini della Digos che adesso indagano coordinati dalla procura distrettuale di Bologna, competente per i reati di terrorismo. L’indagine è contro ignoti, ma non sarà facile scovare i responsabili di un atto che avrebbe potuto creare disagi ben maggiori. Al momento non risulta alcuna rivendicazione, inoltre la zona era buia e in piena campagna, e non ci sarebbero telecamere di sorveglianza. “Attaccare con il fuoco sistemi complessi come l’Alta velocità è sempre un atto criminale di natura terroristica, a prescindere dalle conseguenze”, ha detto il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini, coordinatore della squadra antiterrorismo della Procura. “Se aggiungiamo il grave disagio che si può creare a tanti cittadini in viaggio in perodo di ferie, si completa un quadro di inquietante irresponsabilità da parte di chi compie simili gesti”.

Alla fine del 2014, nei giorni dell’esodo per le ferie natalizie proprio l’Emilia fu teatro di un’azione simile, ma con conseguenze ben più gravi per i cittadini. All’ingresso della stazione di Bologna alcuni pozzetti della linea Tav furono incendiati, ma in quel caso il traffico nazionale rimase bloccato per ore sia sulla linea Tav che su quella dei treni per i pendolari. In quel caso una scritta No Tav fu ritrovata ai bordi della ferrovia, nella zona della stazione Santa Viola, e la Digos, poche ore dopo i fatti, perquisì la casa di diverse persone appartenenti al mondo anarchico, ma a quanto risulta, senza molti risultati. A gennaio tuttavia un documento firmato da “anarchici e anarchiche bolognesi” era sembrato rivendicare quei sabotaggi: “Crediamo che ciò che è accaduto parli in modo chiaro e trovi una sua precisa collocazione nel tempo, nello spazio e nelle pratiche di un movimento che lotta contro il Tav”, si riportava nel documento. Di quell’indagine della Procura si sa per ora molto poco. I reati allora contestati furono pericolo di disastro ferroviario causato da danneggiamento, danneggiamento seguito da incendio e interruzione di pubblico servizio: eccetto l’ultimo reato, sono gli stessi che potrebbero essere contestati anche nella vicenda di Fidenza.