“Se Fiumicino continuerà a puntare su compagnie low cost e servizi mediocri, Alitalia sarà costretta a spostare la sua crescita altrove”. Tanto tuonò che piovve, sui cieli romani. Dove a un anno dal cambio in testa all’azionariato della ex compagnia di bandiera, complici casi eclatanti come l’incendio del 7 maggio scorso e la sua gestione, l’amministratore delegato di Alitalia, Silvano Cassano, ha detto una frase fino a poco tempo fa impensabile. Tanto più vista la presenza dei Benetton nell’azionariato sia della compagnia che dell’aeroporto della capitale, per il quale sono da tempo a caccia di nuovi investitori. Coincidenza che Cassano non può ignorare, visto che deve parte della sua carriera proprio alla famiglia veneta visto che è stato a lungo amministratore delegato di Benetton fino allo strappo del 2006. Del resto la cronaca è dalla sua, nel momento in cui a pochi minuti dal suo aut aut, a Fiumicino si è registrato l’ennesimo incidente, sotto forma di un incendio scoppiato in prossimità dello scalo che ha comportato il blocco di tutti i decolli.

I problemi di Fiumicino nascono da anni e anni di investimenti e pianificazione inadeguati Auspichiamo meno attenzione alla finanza e più attenzione ai passeggeri

Mentre le conseguenze di questo nuovo episodio, che arriva alla vigilia dell’esodo agostano, sono tutte da valutare, per l’incendio di maggio Alitalia stima di aver subito danni per 80 milioni di euro “subiti per la cancellazione di migliaia di voli e per un’infinità di problemi operativi che hanno messo in luce la fragilità dell’infrastruttura aeroportuale nel suo complesso”. Un calcolo provvisorio, visto che il totale si potrà avere “solo quando l’aeroporto tornerà a funzionare ai livelli pre incendio”. La recente riapertura del Terminal 3 “ha infatti decretato la fine della fase di emergenza, ma non la fine di numerosi problemi e limitazioni che hanno ancora pesanti effetti sulle operazioni aeroportuali”, afferma Alitalia che oltre a dirsi determinata a ottenere il risarcimento, sostiene di essere “di gran lunga la compagnia più danneggiata dalle conseguenze dell’incendio”, visto che è l’unica aviolinea “ad avere il proprio hub a Fiumicino” e possiede “il 50% circa del totale dei voli dell’aeroporto”.

Da qui l’ultimatum. “Abbiamo passato un periodo difficilissimo a causa di un evento che ci ha colpiti profondamente in questo periodo, abbiamo rinunciato a qualsiasi polemica e ci siamo concentrati interamente sul servizio ai passeggeri, per ridurne i disagi – ha detto Cassano – Il nostro è un piano di rilancio complesso, in uno dei settori a maggiore competizione in Italia e nel mondo, l’aeroporto di Fiumicino non è ancora un’infrastruttura adeguata a fungere da hub di una compagnia con le nostre ambizioni”. Quindi l’affondo all’ex salotto buono che compone l’azionariato di Fiumicino, con nomi che includono Mediobanca e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino: “I problemi di Fiumicino nascono da anni e anni di investimenti e pianificazione inadeguati e sono ormai strutturali, auspichiamo meno attenzione alla finanza e più attenzione al mercato e alle esigenze dei passeggeri”. E infine l’aut aut: “Se Fiumicino continuerà a puntare su compagnie low cost e servizi mediocri, Alitalia sarà costretta a spostare la sua crescita altrove”.

Pronta la replica di Aeroporti di Roma, che in una nota scrive che a Fiumicino “è in corso di realizzazione un piano di investimenti da circa 11 miliardi, che è stato possibile avviare solo nel 2013 in seguito all’approvazione del contratto di programma, dopo oltre 10 anni di limbo causato dall’assenza del contratto”. Quanto alle cifre fornite da Alitalia, Adr “non intende commentarle” nè esprimersi sulla “fondatezza circa eventuali danni subiti per effetto dell’incendio, e ricorda che sono ancora in corso, da parte della Procura competente, le indagini per la definizione delle eventuali responsabilità”. Circa poi l’accenno alla necessità di capitali freschi, il comunicato sostiene che Adr è “un operatore pochissimo indebitato e che ha già tutte le risorse necessarie a supportare lo sviluppo dell’aeroporto e della destinazione Roma, senza alcuna discriminazione tra le compagnie operanti sul mercato. Inoltre Adr non ha bisogno alcuno di nuova finanza, né di nuovi capitali, né di distribuire capitale ai propri azionisti”. “Adr ricorda infine – conclude la nota – che negli ultimi tre mesi la crescita del sistema aeroportuale romano è stata del 5,6%, nonostante gli effetti dell’incendio, e che oggi l’aeroporto di Fiumicino è in una situazione di piena ed efficiente operatività con punte giornaliere di oltre 140mila passeggeri”.