Ieri aveva aperto alle dimissioni, chiedendo di poter prima concludere le riforme. “Arriveranno in tempi brevi: per poveri, province, acqua pubblica, bilancio e sblocca Sicilia potrebbe bastare un mese”, aveva detto il governatore Rosario Crocetta. Appena 24 ore dopo ci ripensa e fa marcia indietro.  “Resto fino a fine legislatura, se qualcuno mi vuole cacciare lo faccia ma se ne assuma la responsabilità di fronte alla storia, se il Pd mi vuole cacciare lo faccia in modo istituzionale, ritiri la propria delegazione. Oppure presenti una mozione di sfiducia”, ha annunciato belligerante a La Zanzara su Radio 24.

Rinfrancato dal fatto che non sia ancora saltata fuori l’ormai famosa intercettazione in cui il suo ex medico Matteo Tutino minaccia Lucia Borsellino (“Va fatta fuori come il padre” avrebbe detto, riferendosi a Paolo Borsellino), il governatore è andato al contrattacco.  “Qualcuno ha capito male: non mi dimetto, manco per idea. Voglio capire se si dà più fiducia alle parole di un Tribunale e dei magistrati o agli eversori che vogliono far crollare la democrazia. Questa è la mia sfida, è venuto il momento di insorgere contro queste schifezze”. La questione Crocetta ormai ha però coinvolto direttamente il governo centrale, con il premier Matteo Renzi che ha intenzione di prendere in mano la questione, dopo aver parlato di “exit strategy onorevole” per il governatore siciliano. “Il premier Renzi parla di exit strategy e di una mia uscita dal governo a settembre? Non me ne frega niente, io ho già detto, e lo ribadisco anche oggi, che non mi dimetto, non posso lasciare per accuse assolutamente inconsistenti”, dice l’ex sindaco di Gela, che a breve perderà un altro pezzo: l’assessore alle Attività Produttive Linda Vancheri ha infatti annunciato le dimissioni. L’ennesimo duro colpo per il governatore dato che Vancheri era rimasta l’unico assessore in carica in tutti e tre i governi e rappresentava l’espressione in giunta di Confindustria Sicilia, in origine supporter di Crocetta, ma ormai profondamente distante dalle sue posizioni.

Appena ieri il legale del governatore, l’avvocato Vincenzo Lo Re, aveva annunciato una richiesta di risarcimento danni da dieci milioni di euro contro l’Espresso, il settimanale che aveva rivelato l’esistenza dell’intercettazione. Un risarcimento record che ha trovato l’ennesima replica del settimanale. “La causa – dicono i vertici del giornale – può diventare l’occasione processuale per comprovare la piena correttezza del comportamento dell’Espresso e per fare definitiva chiarezza su quanto è avvenuto”.

E se l’Espresso conferma da giorni l’esistenza della registrazione, sono ormai quattro le procure che smentiscono di aver intercettato quelle parole. Ieri era stato Sergio Lari a negare di essere in possesso di quel nastro, mentre in mattinata sono arrivate le smentite della procuratore di Messina Guido Lo Forte e del facente funzioni di Catania Michelangelo Patanè. Il settimanale del gruppo De Benedetti, da parte sua, aveva spiegato che l’intercettazione Tutino – Crocetta è stata segretata nell’ambito di uno dei tre filoni d’indagine su Villa Sofia, la clinica palermitana dove il medico del governatore era primario di chirurgia plastica. “Quell’intercettazione non esiste agli atti di questa procura, in nessuna forma: registrata, trascritta, riassunta“, dice in un’intervista al Corriere della Sera il procuratore capo di Palermo Franco Lo Voi.

Nel frattempo della questione hanno deciso occuparsi anche i vertici giudiziari italiani. Il procuratore generale della Corte di Cassazione, Pasquale Ciccolo, ha infatti intenzione di chiedere al pg di Palermo Roberto Scarpinato, una relazione sulla vicenda: l’obbiettivo è capire se esistano profili di competenza del pg della Suprema corte, che è il titolare dell’azione disciplinare a carico dei magistrati.  Anche il Csm, nella prossima riunione del comitato di presidenza, discuterà sulla possibilità di aprire un fascicolo sul caso dell’intercettazione.