“Lodevole e incoraggiante”. Il Times ha promosso così il programma di riforme del governo italiano guidato da Matteo Renzi. L’articolo del giornale di Rupert Murdoch, pubblicato martedì 21 luglio con il titolo “The Renzi Way“, ha paragonato il presidente del Consiglio al suo omologo greco Alexis Tsipras, preferendogli nettamente il primo. Anzi: per il quotidiano il premier italiano è l’anti-Tsipras. “Gli osservatori greci dovrebbero guardare con invidia all’Italia” ha scritto il Times, che ha parlato di “due Paesi dell’Europa meridionale”, entrambi alle prese “con problemi strutturali” ed “entrambi passati per governi tecnocratici prima di affidarsi a giovani primi ministri di sinistra”. Ma – e qui arrivano le differenze sottolineate dal giornale di Londra – “mentre Renzi ha incanalato il suo vigore verso un ampio programma di politiche moderate volte a ricucire il tessuto dello Stato italiano, Alexis Tsipras ha perseguito una strada ben più distruttiva”.

Il giornale di proprietà di Murdoch ha inoltre sottolineato che Renzi “come Silvio Berlusconi, ha cercato di promuovere la crescita con politiche favorevoli al business, ma a differenza di Berlusconi non controlla il 90% delle televisioni, né si ritrova coinvolto in scandali ricorrenti”. Secondo la testata londinese, quindi, il parallelo più “appropriato” è “con Tony Blair“. Renzi promosso a pieni voti, inoltre, per le misure fiscali e di accesso al credito per le imprese, per le riforme del mercato del lavoro e quelle costituzionali.

Il Times, inoltre, ha apprezzato che il premier italiano, anche se ha ereditato una situazione economica difficile con “un debito pubblico del 130% del Pil, inferiore nell’Ue solo alla Grecia”, abbia voluto inserire al centro della propria agenda politica il tema della crescita, spingendosi anche a mettere in discussione “i dogmi della sinistra”. E così, grazie all’intervento dell’ex sindaco di Firenze, l’Italia “solo ora comincia a riemergere” dalla recessione.

Un endorsement su tutta la linea, che conferma la stima di Murdoch per il leader del Pd, ma che non rappresenta una novità assoluta. Già nel 2014, infatti, ci fu un avvicinamento non di poco conto tra il primo ministro e l’entourage del magnate australiano. A giugno dell’anno scorso, infatti, in piena bagarre per l’assegnazione dei diritti tv del calcio made in Italy (la battaglia era tra Sky e Mediaset Premium della famiglia Berlusconi) il figlio di Rupert Murdoch, James, venne ricevuto da Renzi a Palazzo Chigi insieme all’ad di Sky Italia, Andrea Zappia. Ufficialmente il motivo della visita era legato alla presentazione dei nuovi investimenti editoriali del gruppo in Italia, ma i più maligni interpretarono il faccia a faccia come una richiesta di appoggio da parte di Murdoch junior nella partita che rischiava di perdere (e che poi ha vinto visto l’esito dell’accordo). Da allora ad oggi sono passati poco più di 13 mesi: che adesso come 13 mesi fa la strategia di espansione di Sky abbia come territorio strategico l’Italia?