Minuta e graziosa com’è non si riesce proprio a immaginarla in banchina a lavorare con i colleghi uomini tra ralle e gru, attorno ad una nave ormeggiata in banchina nel porto di Genova. E infatti Francesca Ceotto non ha mai fato il “camallo” lo scaricatore di porto, sebbene sia socia della storica Culmv, Compagnia Unica lavoratori merci varie, erede di una istituzione vecchia di 700 anni, della quale è appena diventata – e qui sta la notizia – la prima donna a far parte del consiglio di amministrazione. Mai successo, a memoria d’uomo, che una signora fosse ammessa nella stanza dei bottoni di una realtà decisamente virata al maschile. Una delle poche, ormai che di fatto escludono l’universo femminile.

Ora c’è questa piccola grande eccezione. Perché Francesca Ceotto, 38 anni, nubile, senza figli ma fidanzata, non è arrivata nella stanza dei bottoni della Culmv per accondiscenza o per meriti incerti. E’ stata votata da 362 dei circa mille soci della Compagnia. Qualche merito deve averlo accumulato anche il cosole Antonio Benvenuti, il padre della sua candidatura. La ragazza, come la chiama lui, ha dovuto sfondare il muro di diffidenza che circondava una figura atipica. Benissimo Francesca se sta in uffficio a metter in fila numeri – questo era il suo icnarico in Culmv –, ma promuoverla addirittura fra i sette ottimati del sinedio dei camalli… E invece lei con quel faccino pulito e i modi cortesi ce l’ha fatta. A dispetto dei maschi.

Figlia d’arte, il papà è stato camallo, Francesca era entrata in compagnia nel 2001, ancora ragazza, con quattro anni di esprienza lavorativa in una casa di spedizioni. “In quel caso sì che ho avuto un colpo di fortuna – racconta al fattoquotidiano.it –, sono entrata per sorteggio. Fu Paride Batini, il nostro storico console (quello delle lotte in banchina per salvare la Culmv dall’annientamento, ndr) a proprore l’ingresso delle donne nel settore amministrativo: ci presentammo in cinquanta, eravamo tutte figlie di camalli. Ne vennero sorteggiate quattro e io ero fra quelle. Si vede che era destino. Oggi su un migliaio di soci le donne in Culmv sono sette, tute impiegate nell’area amministrativa”. Un grande passo avanti per l’altra metà del cielo, dunque, ma non un miracolo.

Perché tutti i soci sono contemporaneamente elettori attivi e passivi, senza discriminazioni di sesso, ci mancherebbe. “In definitiva non è stato difficile. E’ bastato segnalare la necessità di raffrozare la parte amminsitrativa. I soci hanno capito e si sono regolati di conseguenza”.La Culmv ha un fatturato di 42 milioni l’anno e a Genova non si scherza con le palanche, i quattrini. La Culmv deve affronatre sempre muove sfide, la concorrenza sui moli è teribile, la tarsfromazione da forza lavoro a imprenditori dello stivaggio e dello scarico delle merci non è stato indolore. Quarant’anni fa, quando Francesca non era ancora venuta al mondo, la Culmv contava circa diecimila soci ed era la portenza egemone sui moli genovesi.