“Non mi dimetto, sono un combattente e un combattente muore sul campo. Se lo facessi la darei vinta ai poteri forti”. Lo dice alll’Ansa il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, dopo che le commemorazioni per il 23esimo anniversario della strage di via d’Amelio hanno fatto divampare ulteriormente le polemiche sull’intercettazione in cui il suo medico personale, Matteo Tutino, gli avrebbe detto: “Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre“. Il governatore sfida i dem: “Il Pd vuole le mie dimissioni? Mai, mi sfiducino se vogliono, così si renderanno complici dei golpisti e passeranno alla storia come coloro che hanno ammazzato il primo governo antimafia della storia siciliana”.

Date le versioni contrastanti tra l’Espresso, che ha pubblicato la notizia dell’intercettazione, e la Procura di Palermo che ne ha negato l’esistenza, il presidente della Regione Sicilia arriva a chiedere che “il governo nomini subito una commissione d’inchiesta per accertare quali servizi deviati e quali poteri oscuri abbiano tentato di farmi fuori. Ieri l’ho chiesto al ministro degli Interni Alfano“.

Ieri Crocetta non ha presenziato alla cerimonia organizzata a Palazzo di giustizia di Palermo in ricordo del magistrato e degli agenti di scorta assassinati dall’autobomba del 19 luglio 1992, così come è rimasta in vacanza a Pantelleria Lucia Borsellino, fino al 30 giugno assessore della giunta Crocetta. La famiglia è stata rappresentata dal fratello Manfredi, commissario di polizia, che dopo un intervento molto polemico sulla sorte politica della sorella Lucia è stato a lungo abbracciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

In una giornata ricca di esternazioni e interviste, il governatore risponde anche a lui: “Ho vissuto due giorni come un lebbroso colpevole di nulla, reietto, pensavo di non potere di uscire di casa per guardare gli occhi della gente. E’ stata ed è un’istigazione al linciaggio”, ha detto a Rai News, rispondendo poi a Manfredi Borsellino, che ieri aveva affermato che la sorella Lucia “ha portato la croce”: “Porto la croce con lei e la condivido dal primo giorno. Manfredi mi darà forse atto che con Lucia ho parlato più di lui in questi anni. Ho visto i suoi problemi, le sue croci erano le mie”.

Dopo le dichiarazioni di Manfredi Borsellino, nel Pd siciliano sono ore convulse. Se due giorni fa il segretario regionale Fausto Raciti, in conferenza stampa, aveva ribadito che “non ci sono ragioni per interrompere la legislatura”, ora si sussuegono le riunioni. Raciti si limita a dire: “Oggi, per rispetto dell’anniversario della strage di via D’Amelio preferisco non parlare”. Ma secondo indiscrezioni, la direzione presa dal partito sarebbe quello dello scioglimento anticipato della legislatura in Sicilia. Il tutto con il sì di Crocetta, che al momento però manifesta tutt’altro orientamento, dopo l’autosospensione dalla carica annunciata allo scoppiare del caso. C’è, dunque, molta attesa per martedì 21 luglio, quando Crocetta interverrà in aula per riferire in Assemblea regionale siciliana, in una seduta già prevista dopo le dimissioni degli assessori Borsellino e Caleca.

Intanto i legali di Tutino, medico e amico personale di Crocetta, tornano a smentire con nettezza l’esistenza stessa dell’intercettazione incriminata, dopo che il governatore ha negato di aver mai udito quella frase dal suo interlocutore: “L’Espresso ha in mano una sòla, una bufala“, assicura l’avvocato Giovanna Livreri. “Da un lato devo credere al mio assistito le cui affermazioni sono corroborate da uno dei principali uomini che rappresentano la procura di Palermo, il procuratore Lo Voi che dice che non esistono intercettazioni con questi contenuti. Dall’altro c’è una testata che sostiene di avere qualcosa in mano, qualcosa che hanno sentito. Ho l’impressione che i cronisti de L’Espresso abbiano in buona fede abboccato a una bufala”.

Anche l’avvocato di Tutino, poi, sposa la tesi della manovra politica: “Chiunque abbia diffuso questa presunta intercettazione lo ha fatto scientificamente, ha usato uno dei giornali più autorevoli per sfruttarlo e veicolare un messaggio potente che facesse dimettere il presidente”, ha continuato Livreri. “So da notizie di stampa che la procura ha aperto un fascicolo d’indagine. L’ultima cosa al mondo che voleva il mio cliente, Matteo Tutino, era provocare dolore alla famiglia Borsellino. Vogliamo avere contezza di questa frase così com’è composta. Vogliamo ascoltarla così com’è formulata”.

L’esistenza dell’intercettazione era stata negata anche dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi nel giorno stesso in cui l’Espresso ha diffuso la notizia, il 16 luglio. Il rispetto delle istituzioni, ha detto oggi il capo dei pm palermitani, “è l’unico motivo per il quale ho ritenuto doveroso intervenire. C’era questo aspetto che coinvolgeva le istituzioni – ha aggiunto Lo Voi all’Ansa a margine cerimonia in ricordo della strage di via D’Amelio nella Caserma Lungaro a Palermo – ed è uno dei pochi casi in cui è doveroso che un procuratore della Repubblica intervenga per dire una parola di chiarezza. Che poi ci sia qualcuno che possa crederci o non crederci è un altro discorso, ma la posizione è quella ed è la posizione vera”.

“L’Espresso se ha il materiale lo consegni ai magistrati, se non ce l’ha, e non ce l’ha, la cosa è molto grave e vergognosa. Ma ne risponderà davanti alla giustizia”, commenta Crocetta. Il suo avvocato Vincenzo Lo Re illustrerà martedì prossimo in una conferenza stampa le iniziative giudiziarie che intende adottare contro l’Espresso.

Rita Borsellino, sorella del giudice assassinato, attacca però con estrema durezza: “Quanto squallore in tutta questa vicenda. Provo ribrezzo per certe parole che ho letto, ma non sono solo le parole a fare male, è atteggiamento e un certo modo di essere. Adesso Crocetta, se ne è capace, ritrovi la sua dignità”. La vicenda divide i volti storici del movimento antimafia, già segnato da divisioni e polemiche, specie in Sicilia, dopo il coinvolgimento in inchieste delicate di personaggi che della lotta alle cosche avevano fatto una bandiera. Critico  verso Crocetta – simbolo dell’antimafia da quando era sindaco di frontiera a Gela –  Nando dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, che a margine di un convegno organizzato a Milano in ricordo della strage di via D’Amelio si schiera per le dimissioni del governatore, “perché quello che è accaduto, qualunque sia la forma in cui è stato accertato, è offensivo per la famiglia Borsellino. Non dimentichiamo”, ha aggiunto il sociologo, “che Lucia Borsellino se n’è andata, si è dimessa indipendentemente da qualsiasi intercettazione telefonica dopo aver dato la sua disponibilità a mettere il proprio cognome, che è un cognome importante e pesante, al servizio della Sicilia”. Trancianti i toni di Claudio Fava, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia: dimissioni subito, “per tutelare ciò che resta della dignità di un popolo costretto da tre anni a rappresentare se stesso con i toni sguaiati di un presidente giullare. Il quale, resti agli atti, con la lotta alle mafie non c’entra nulla”.