Più 580% di greci bisognosi che bussano agli ambulatori di Atene e Salonicco di Praksis. A raccontare il triste boom è Electra Koutsoumani, direttrice della ong che fino a ieri in Grecia curava immigrati e richiedenti asilo ma che con l’aggravarsi della crisi economica e sociale ha cambiato nettamente strategie ed azioni. Quasi la metà dei greci oggi non ha un lavoro e oltre un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. La spesa sanitaria è stata tagliata del 25% già dopo il primo salvataggio (quello del 2010). Il risultato, stando a un articolo pubblicato lo scorso anno da Lancetè che la mortalità infantile è aumentata del 40%, sono raddoppiate malattie psichiatriche e infezioni da Hiv ed è tornata addirittura la malaria perché il governo non paga più gli interventi di disinfestazione dalle zanzare.

“Siamo passati dalle vittime delle guerre in Medio Oriente ai greci impoveriti dalla crisi”, racconta la Koutsoumani a ilfattoquotidiano.it. “Nei nostri tre day center per gli homeless di Atene, Pireo e Salonicco i bisognosi, non assicurati e senza fissa dimora, hanno fatto segnare un più 580% in tre anni”. Una tragedia umanitaria nell’Europa del terzo millennio, con il tessuto sociale ellenico segnato da un’esplosione degli esodati causa crisi. Prima del crollo del 2010 c’era nel Paese la media borghesia, ma “in soli tre anni, grazie a tre tagli a stipendi, pensioni e indennità, si è trasformata in classe indigente e non autosufficiente”. Lo confermano le statistiche dell’Istat greca, secondo cui un terzo dei nuovi poveri sono i piccoli imprenditori sotto l’Acropoli.

Di conseguenza sono sempre di più gli individui e le famiglie senza un’assicurazione, visto che i disoccupati non ne hanno diritto. “Vengono da noi le famiglie che non sono in grado di coprire le vaccinazioni di base per i loro figli”, racconta la direttrice di Praksis. “O le prescrizioni anche più generiche, a cui rispondiamo con il nostro lavoro gratuito. Ma la carenza di farmaci di prima fascia spesso impedisce di rispettare i protocolli di trattamento”. Per questo Praksis, al di là delle discipline mediche di base garantite dall’ambulatorio solidale, ha deciso di estendere la propria attività: “Abbiamo lavorato con varie ong per fornire anche servizi specialistici come visite cardiologiche, ortopediche, psichiatriche e dermatologiche”. Anche perché la prevenzione, nella Grecia post troika, è diventata un lusso per pochi.

In cima alla lista dei pazienti seguiti da Praksis ci sono quindi, ora, i cittadini greci indigenti, disoccupati, senza assicurazione e senza fissa dimora. Mentre sono scesi al secondo posto per numero di interventi gli immigrati irregolari senza documenti e al terzo quelli regolari ma alle prese con la disoccupazione, quindi  destinati a perdere gradualmente i loro diritti alla voce welfare. In coda richiedenti asilo, rifugiati, minori non accompagnati, sieropositivi, malati di epatite, tossicodipendenti e pregiudicati appena usciti dal carcere.

Non è un caso se anche Caritas Europa, nelle vesti di partner della Social platform che riunisce 48 associazioni e ong, ha scritto ai capi di Stato e di governo europei, alle istituzioni comunitarie e al Fondo monetario internazionale chiedendo che la “emergenza sociale” in atto nel Paese ellenico non sia “lasciata nelle mani dei soli ministri delle Finanze”. Mentre il commissario straordinario dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, due giorni dopo la firma dell’accordo tra Alexis Tsipras e i creditori, ha parlato della necessità di aiuti umanitari “come quelli che siamo abituati ad allestire per i Paesi in via di sviluppo perché “la salute dei greci è in condizioni catastrofiche“, mentre le scorte di farmaci rischiano di esaurirsi in poche settimane se Atene non otterrà nuovi fondi.

Con quasi 4 milioni di cittadini greci (più di uno su tre) in condizioni di povertà – vale a dire, stando ai criteri dell’autorità statistica Elstat, che hanno redditi inferiori a 4.068 euro annui – o di esclusione sociale, l’emergenza riguarda però anche l’accesso al cibo. “La drastica riduzione dei redditi della popolazione, con la famiglia greca media che si trova a tagliare le spese per i bisogni primari del 30%, ci ha portato a iniziare a donare anche buoni pasto a chi chiede cure”, rivela infatti Koutsoumani. “E c’è stata una crescita esponenziale delle mense gestite da ong, dalla Chiesa o da quei pochi Comuni che riescono a farlo”.

L’altra frontiera è la casa: sta per partire un progetto con cui Praksis intende partecipare alla Rete nazionale per il diritto alla casa in collaborazione con il Feantsa European Network. L’obiettivo è introdurre anche in Grecia il modello “Housing First, basato sull’assegnazione di abitazioni gestite da enti del terzo settore. Enti locali e ministeri potrebbero così mettere a disposizione appartamenti alla popolazione dei senzatetto.

@FDepalo