E’ stato ucciso nella sua gioielleria, colpito con ferocia al volto per aver reagito a un tentativo di rapina. E’ accaduto a Roma, in via dei Gracchi, intorno alle 17 e 30. La vittima, Giancarlo Nocchia, aveva 70 anni. Un bandito è entrato nel suo negozio-laboratorio spacciandosi per cliente, una parrucca in testa – hanno ricostruito i carabinieri – e quando l’artigiano ha reagito l’ha colpito alla testa con un corpo contundente, lasciandolo a terra mentre svuotava le vetrine. Il cadavere dell’anziano è stato trovato da alcuni negozianti vicini che hanno notato la porta della bottega chiusa e tutto a soqquadro dentro.

A scoprire il cadavere è stato il titolare di un bar a pochi metri di distanza dalla storica gioielleria, che non vedendo Nocchia è entrato nella bottega e ha lanciato l’allarme. Le vetrine del negozio erano svuotate. Il corpo di Nocchia riverso a terra, nel sangue. Sul posto i carabinieri del Nucleo investigativo e della compagnia San Pietro per i rilievi. Non sarebbero stati sentiti colpi d’armi da fuoco. Intorno alle 20 e 30, il corpo del gioielliere è stato portato via dalla polizia mortuaria.

“Giancarlo era molto attento, diffidente, mi meraviglia che abbia aperto a qualcuno – racconta il fratello Paolo – in passato aveva subito altre rapine: tre negli ultimi anni. Forse si sono introdotti sorprendendolo alle spalle al momento della riapertura dopo la pausa pranzo”. “Quando sono entrato nel suo negozio era sdraiato a terra dietro al bancone – ricorda Giorgio, titolare di un bar della zona – è stato ucciso come un animale. Ci conoscevamo da 30 anni. Giancarlo era un amico di mio padre e mi ha visto crescere”.

I carabinieri danno la caccia al killer, che scappando avrebbe perso una scatola con dei gioielli. Elementi importanti per individuare gli autori dell’omicidio di Nocchia potrebbero venire dalle telecamere di sorveglianza del negozio e degli altri sulla strada, via dei Gracchi. L’arma del delitto non sarebbe stata ritrovata. Alcuni operatori dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti, sono stati chiamati a rovistare nei cassonetti di fronte alla gioielleria alla ricerca di possibili indizi. La dinamica del delitto deve essere ricostruita con precisione dai militari del Reparto operativo del colonnello Lorenzo Sabatino. Anche l’autopsia sul corpo di Nocchia darà informazioni preziose.

“Una rapina finita male – spiega Claudio Pica, cognato di Nocchia – una botta in testa ed è morto sul colpo. Ci ha avvertito il figlio, è successo tra le quattro e le cinque. Lui aveva riaperto la gioielleria alle quattro e in quel momento stava da solo”. “Una brutta rapina, mio cognato non aveva problemi con nessuno. Una brutta rapina, figlia di questa crisi, davanti a cui le forze politiche non riescono a far niente. Dovrebbero inasprire le pene perché è impossibile morire così, è impensabile, è assurdo”, ha raccontato ancora l’uomo.

“Il Maestro” veniva definito l’orafo sul sito internet della sua attività, in italiano, inglese e tedesco. “Uomo di cultura artistica”, “competente nel mondo delle pietre preziose”, proprio quelle che potrebbero aver spinto l’assassino a colpire con la prospettiva di un grande bottino.

Immediata si incendia la polemica politica. “Nessun quartiere di Roma ormai può dirsi al sicuro dall’ondata di criminalità e violenza che ogni giorno si vive tra le strade della capitale – si legge in una nota Barbara Saltamartini, deputata della Lega Nord – i romani non si sentono più al sicuro nella loro città e fanno bene a temere per la propria incolumità”.