Nell’ormai arcinota vicenda della Hacking Team, l’italianissima società produttrice e distributrice di uno dei software-spia più potente ed utilizzato al mondo, c’è un episodio – che trapela dalle tonnellate di mail pubblicate da Wikileaks nei giorni scorsi – ancora rimasto nell’ombra e che pure, forse, è rivelatore, più tanti, del profilo dei personaggi dell’intera storia.

Una mail nella quale il Ceo della società milanese David Vincenzetti accosta sé e la propria azienda a Giovanni Falcone e a Marco Biagi. E lo fa ricordando questa frase di Giovanni Falcone: “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.”

E’ in questa frase che, David Vincenzetti, Ceo di Hacking Team, riassume la situazione della sua società, all’indomani della notizia che – in conformità alla nuova disciplina europea sul cosiddetto “dual use” – per continuare ad esportare il proprio software, sarebbe stata necessaria un’apposita autorizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico. Scrive Vincenzetti: “Sì, è vero, siamo soli. Non conosciamo alcun politico. Non conosciamo la politica. Siamo dei tecnici. Biagi era un tecnico e io, forse, ho ricevuto una minaccia di morte. Non abbiamo alleanze. Noi frequentiamo e conosciamo solo i nostri clienti, e loro conoscono noi. Siamo entrati in gioco troppo grande? Sto pensando”.

Una società che produce un software capace di fare carne da macello della privacy di milioni di cittadini e che lo commercializza in tutto il mondo a suon di milioni di euro, come un eroe dell’antimafia, lasciato solo dallo Stato ed ammazzato per davvero solo perché aveva sete di giustizia non per sé ma per il suo Paese. Un parallelo infelice – che, per la verità Vincenzetti scrive essergli stato suggerito da un amico – tra una società che rischia di perdere qualche quattrino per effetto dell’entrata in vigore di una legge che, peraltro, mira a tutelare la privacy e la sicurezza internazionale ed un magistrato fatto saltare in aria, con sua moglie e la sua scorta, mentre difendeva il suo Paese dalla mafia.

Ma del fatto di essere “vittime” e non carnefici, gli uomini della Hacking Team, negli ultimi mesi del 2014 – ovvero a ridosso dell’entrata in vigore della nuova disciplina Ue che impone qualche controllo ed autorizzazione in più prima di esportare all’estero software tanto potenti – erano, evidentemente, intimamente convinti.

E basta leggere il contenuto della mail inviata da Vincenzetti – che, per la verità, sembra meno “solo” di quanto non scriva – ai suoi “diversi contatti Governativi” e in particolare a quanti “non lavorano più presso i nostri attuali clienti ma si sono spostati più in alto e sono vicini ai vertici assoluti del Governo” e “ovviamente si occupano di sicurezza nazionale”.

Eccola: “Buongiorno XXX, mi permetto di disturbarLa per portare alla Sua conoscenza la spiacevole situazione che si sta verificando nell’ultimo mese e che, di fatto, se non si riesce a risolvere nell’immediato, porterà alla messa in liquidazione della mia società entro breve.  Le invio in allegato la distruttiva nota del MISE che mi è stata trasmessa il 30/10 e che, in termini pratici, ha causato un blocco totale della nostra attività, nonché un breve memorandum che fornisce un quadro riassuntivo della situazione che stiamo vivendo.  Mi creda, nel corso degli ultimi anni abbiamo imparato a fronteggiare attacchi di ogni tipo; io stesso ho subito serie minacce personali, eppure mai per un attimo ho pensato di abbandonare la strada intrapresa. Con determinazione e perseveranza, ho sempre servito il Paese, certo che la mia società si potesse definire un fiore all’occhiello dell’Italia, sia dal punto di vista imprenditoriale che da quello strettamente legato allo sviluppo di un prodotto tanto controverso quanto indispensabile. Viviamo in un contesto internazionale estremamente rapido e sfidante, non ci è consentito rallentare o fare un passo indietro, pena danni irreversibili per l’azienda. L’adozione di un provvedimento del genere, senza i tempi di adeguamento necessari, è come una condanna a morte. Con sgomento, amarezza e frustrazione, l’unica prospettiva che vedo profilarsi all’orizzonte è la mia imminente dimissione dalla carica di Amministratore Delegato e la chiusura della società. La prego, mi aiuti affinchè questo incubo che stiamo vivendo non si trasformi in una dolorosa realtà.  Sono certo che con il Suo supporto e la Sua collaborazione riusciremo a superare questo scoglio  ed a continuare, ancora più forti, a mettere intelligenza e capacità al servizio dell’Italia. A disposizione, David Vincenzetti”.

Il Ceo di una società privata che fattura milioni di euro vendendo un software-spia che auto-riferisce di aver “sempre servito il Paese” e che “prega” – a quanto scrive i vertici delle nostre Istituzioni – di scongiurare il rischio che l’incubo, tutto economico, che la sua società sta vivendo per effetto della repentina esigenza di adeguarsi alle regole, “non si trasformi in una dolorosa realtà”.

Difficile resistere alla tentazione di annotare – senza nessun intento polemico – quante volte ed a quante eccellenze imprenditoriali italiane e non è toccato dover prendere atto della circostanza che, nuove regole, spesso entrate in vigore repentinamente, rendessero per loro più difficile continuare a fare business o imponessero loro di rivedere e ripensare, anche dalla sera alla mattina, il loro modo di fare affari.

Eppure – ed è uno degli aspetti della vicenda che lascia più di stucco – le “preghiere” della Hacking Team sono state tutte ascoltate, a tempo di record, dal Ministero dello Sviluppo Economico.

E che il Ceo della Hacking Team si sentisse davvero perseguitato, lo racconta, ancora meglio un’altra delle mail pubblicate da Wikileaks, nella quale, Vincenzetti, parlando dei funzionari del Ministero dello Sviluppo economico che hanno appena ricordato alla sua società l’esigenza di adeguarsi alla disciplina europea, scrive: “Quelli che stanno annientando il nostro strumento, i burocrati in buona sostanza, sono degli esecutori. Non sono il mandante. Il mandante ha sfruttato come scusa la stampa negativa su HT srl per togliersi di dosso un fastidio. Per qualcuno la nostra tecnologia rappresenta un rischio. La sicurezza nazionale, l’efficienza investigativa delle Forze dell’Ordine sono cose fastidiose per qualcuno.
Ed ecco dove volevo arrivare. CHI/QUALI PERSONE e PERCHE’ vuole/vogliono annientare lo strumento? Perché’ di Remote Control System che si sta parlando. Noi facciamo una sola cosa, una sola tecnologia. Supponiamo per semplicità grammaticale che si tratti di una persona sola, di un solo mandante”.

Nessun dubbio per David Vincenzetti che i burocrati “mezzi-uomini” del Ministero dello Sviluppo economico siano solo esecutori ai quali un “mandante” politico preoccupato dei risultati delle investigazioni condotte attraverso il suo software, ha commissionato il compito di “ammazzare” la sua azienda.

Guai, naturalmente, ad escludere a priori che nella tesi del Ceo dell’Hacking Team possa esserci qualcosa di vero ma, ad un tempo, guai a dimenticare che la “congiura” della quale la Hacking Team si sente vittima si è manifestata “semplicemente” attraverso un provvedimento che ha richiamato la società all’applicazione di una disciplina europea. Niente di più e niente di meno.

E, in ogni caso, una società commerciale che rischia di perdere dei soldi per effetto dell’entrata in vigore di una legge – giusta o ingiusta che sia – non ha davvero niente a che vedere con un eroe dell’Antimafia ammazzato dalla mafia come Giovanni Falcone o con un professore universitario, massacrato a colpi di pistola dai brigatisti per aver provato ad aiutare il suo Paese, riformando il diritto del lavoro.

Loro sono stati davvero lasciati soli dallo Stato e, oggi, la storia lo racconta in modo inequivoco. Che qualcosa di solo lontanamente simile – giacché Biagi e Falcone hanno perso la vita mentre la Hacking Team ha rischiato solo dei quattrini – sia avvenuto alla società milanese, regina dei software spia e, invece, tutto da provare e sembra, al contrario, smentito dai fatti che, al contrario, raccontano di uno Stato, forse, fin troppo, pericolosamente, vicino alla Hacking Team.