Con Alemanno intimidiva, con Marino corrompeva. È  la descrizione di Mafia capitale tracciata dal prefetto di Roma Franco Gabrielli nella sua relazione al ministro dell’Interno Angelino Alfano.“Pare di poter cogliere una differenza tra il modus operandi dell’organizzazione nel periodo della giunta Alemanno, durante il quale lo strumento principe era l’intimidazione mafiosa, e quello utilizzato successivamente all’insediamento della giunta Marino”, scrive  Gabrielli nelle sue conclusioni alle relazioni degli ispettori riguardo alle infiltrazioni in Campidoglio.

“In tale ultimo periodo- continua il prefetto – la disponibilità di amministratori e dipendenti pubblici viene acquisita attraverso la corruzione agevolata in alcuni specifici casi dalla vicinanza di alcuni ambienti politici a Buzzi, in virtù del suo ruolo di rilievo nel mondo della cooperazione sociale“.

Secondo Gabrielli, poi ci sono gli estremi per rimuovere il segretario generale del Comune di Roma, Liborio Iudicello, che appena ieri aveva rassegnato le dimissioni. I mancati controlli sugli affidamenti di appalto senza gara “appaiono sufficienti a giustificare una proposta di rimozione di Iudicello dall’ incarico di segretario e direttore generale di Roma Capitale, con conseguente avvio del procedimento disciplinare. La Commissione – continua Gabrielli – non ricomprende il dottor Iudicello nella platea di figure che compongono il cosiddetto ‘capitale amministrativo di mafia Capitale, ma scelta di escludere dagli atti sottoposti a controllo le procedure negoziate, in un’amministrazione che di esse faceva ampio uso e abuso, si è rivelata a dir poco esiziale per la sopravvivenza del principio di legalità ed ha costituito un fattore di oggettiva facilitazione delle pratiche illegali messe in atto dal sodalizio criminale capeggiato da Carminati“.

Grave per Gabrielli è anche il fatto che nessuno si fosse adoperato nonostante già nel gennaio del 2014 gli ispettori del ministero dell’Economia avessero segnalato anomalie negli appalti. “La questione – prosegue il prefetto – assume toni di ancora maggiore gravità ove si consideri che la scelta di sostanziale inattività è stata mantenuta anche dopo la relazione del Mef che aveva certificato le numerose criticità esistenti negli affidamenti con procedura negoziata”.

Pesantissime le parole utilizzate per descrivere la situazione di Ostia. “Gli accertamenti svolti dal Ros danno atto di una rilevante contiguità tra il presidente del X Municipio Andrea Tassone e i sodali di Mafia capitale, testimoniata da diverse intercettazioni telefoniche ed ambientali, raccolte soprattutto in relazione all’affidamento del servizio di verde pubblico”. Il prefetto fa cenno alle decine di intercettazioni telefoniche dell’inchiesta.”Il tenore delle conversazioni evidenzia, oltre ad una indebita conoscenza, da parte delle cooperative aspiranti all’aggiudicazione, di notizie sulla gestione del servizio, il pesante condizionamento svolto da Buzzi ed i suoi accoliti sulla stazione appaltante per ottenere condizioni a loro favorevoli”. Tassone  è stato arrestato nella seconda tranche dell’inchiesta Mondo di mezzo. Per il Municipio di Ostia Gabrielli ha chiesto lo scioglimento per mafia.”In più occasioni il presidente del municipio, Andrea Tassone, ha intrattenuto rapporti e connivenze con il branch economico di Mafia Capitale, funzionali a far conseguire a quest’ultimo una serie di appalti pubblici”.

L’ispezione in Campidoglio, ha chiarito sempre il prefetto, non ha riguardato tutto il corpo amministrativo capitolino. “I tempi consentiti dalla legge – si legge sempre nella relazione – non hanno permesso di poter estendere le verifiche all’intera struttura amministrativa capitolina ed alle sue partecipate. In questo senso va letta la scelta metodologica adottata di focalizzare l’attenzione su quei settori dove gli esiti delle iniziative di indagine avevano fatto emergere le più gravi criticità”.

Tra le partecipata analizzate dai commissari c’è Ama, che si occupa di ambiente e che “era subappaltata a Mafia Capitale“. “Con la giunta Alemanno l’impresa è oggetto di una gestione per così dire proprietaria da parte del suo amministratore delegato Franco Panzironi, anch’egli incolpato di essere intraneo a mafia capitale oltre che di corruzione, tanto che quando nel 2011 sarà costretto a lasciare l’incarico continuerà a gestire l’azienda come un vero e proprio funzionario di fatto”.
Nella relazione si citano anche le “pressioni esercitate da Carminati per far nominare ai vertici di Ama soggetti del suo demi monde (Berti e Fiscon) capaci di garantire la prosecuzione dei suoi lucrosi affari”.

Oltre che al Viminale, la relazione di Gabrielli arriverà presto all’attenzione dei magistrati della Procura di Roma, come previsto dalla legge. Il procuratore capitolino Giuseppe Pignatone ha chiarito che l’indagine dei suoi pm continua: ad oggi l’inchiesta ha coinvolto più di cento persone. Adesso i magistrati approfondiranno gli spunti offerti dagli ispettori a partire da “una mole notevole di ritardi, di fenomeni di disorganizzazione e/o di cattiva amministrazione”.