La relazione del prefetto Franco Gabrielli ha già mietuto la sua prima vittima: il segretario generale del Comune di Roma, Liborio Iudicello, che ricopriva lo stesso ruolo anche con Gianni Alemanno, si è dimesso dopo le indiscrezioni sulla relazione del prefetto nel quale, in sostanza, risulta che il segretario non avrebbe svolto adeguati controlli. Il sindaco Ignazio Marino perde dunque un altro pezzo ma il prefetto Franco Gabrielli, nella sua relazione consegnata al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, assolve il Campidoglio sottolineando che non dovrà essere sciolto. “Le evidenze raccolte non consentono – spiega Gabrielli – l’applicazione della misura dello scioglimento”.

Gabrielli, nelle sue conclusioni inviate al ministro, rileva come gli elementi raccolti sulle infiltrazioni mafiose hanno i “caratteri di rilevanza e concretezza ma non di univocità”. Per questo le conclusioni del prefetto conterrebbero la proposta di sciogliere solo alcuni municipi di Roma e commissariare tre dipartimenti del Campidoglio: ambiente/rifiuti, sociale ed emergenza abitativa. Oltre alla destituzione di una ventina di dirigenti e funzionari, salvando però l’Assemblea capitolina e l’amministrazione di Ignazio Marino nel suo complesso.

Ma altri dipartimenti potrebbero essere oggetto di indagine della magistratura. Gli spunti per nuovi filoni su lavori pubblici e scuola sono nelle 900 pagine della commissione di accesso agli atti. Si tratterebbe di appalti su manutenzione delle strade e mense per gli alunni. Il punto chiave per il futuro di Marino è che il giudizio del prefetto sull’attuale amministrazione si discosta in parte da quello degli ispettori nominati dal suo predecessore Giuseppe Pecoraro. Gabrielli appare meno severo in virtù dell’operato della giunta Marino che ha “posto in essere sforzi per marcare una discontinuità rispetto al passato, evidentemente percepito come connotato da pericolose anomalie e disfunzionalità“, si legge negli stralci della relazione.

L’azione di discontinuità di Marino – si legge nella relazione di Gabrielli – è avvenuta “in assenza di precisi segnali di allarme che sarebbero dovuti provenire da organi terzi e che avrebbero ben potuto indirizzare l’azione di ripristino della legalità verso percorsi più decisi”. “La giunta Marino ha dato alcuni precisi e non trascurabili segnali – precisa Gabrielli – seppure per dovere di obiettività va precisato che, almeno all’inizio della gestione, si tratta di scelte non dettate da una precisa e consapevole volontà di contrastare l’illegittimità e il malaffare, quanto piuttosto di comportamenti ispirati agli ordinari parametri di regolarità”. Su una linea analoga il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. “Non sussistono ad oggi le condizioni previste per lo scioglimento del consiglio comunale” – scrive nella relazione al Comitato per la sicurezza poi allegata al rapporto Gabrielli -, in considerazione dei “segnali di discontinuità che si possono cogliere nell’operato della nuova Giunta, ancorché molto parziali e scarsamente efficaci fino alla esecuzione dei provvedimenti giudiziari (2 dicembre 2014)”.

Diversi il giudizio e le conclusioni della commissione prefettizia. “Le risultanze emerse dall’attività ispettiva documentano come Mafia Capitale, anche sotto l’attuale Giunta, sia riuscita a infiltrare l’Ente locale – scrivono i tre ispettori -, assoggettandone la funzione ai propri interessi grazie a amministratori corrotti e alle influenze esercitate da Carminati e Buzzi”. Ma nella sua relazione di circa 100 pagine, che compendia e conclude quella degli ispettori, Gabrielli ricorda come la norma sullo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa richieda che gli “elementi su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso” debbano essere “concreti, univoci e rilevanti”. Per il prefetto “gli elementi emersi, pur presentando i caratteri di rilevanza e concretezza”, non hanno “il tratto della univocità” e questo grazie ai tratti di discontinuità.