Sì al doppio conflitto di attribuzioni sollevato dalla Cassazione nei confronti del Senato e del Quirinale perché i loro regolamenti non consentono ai dipendenti delle due istituzioni di rivolgersi al giudice ordinario per le controversie in materia di lavoro con le rispettive amministrazioni. Il via libera arriva dalla Corte costituzionale con due ordinanze di ammissibilità. Una decisione che non investe il merito delle questioni sollevate, su cui la Consulta si esprimerà in un secondo momento.

Norme regolamentari e decreti attribuiscono al Senato e alla Presidenza della Repubblica l’autodichia sui propri dipendenti, cioè il potere di giudicare in via esclusiva i ricorsi contro i provvedimenti adottati nei loro confronti. Il risultato è che nessun giudice esterno può esercitare alcuna forma di sindacato sulle controversie sullo Stato e la carriera giuridica di chi lavora al Senato e al Quirinale.

Secondo la Corte di Cassazione questa disciplina lede le sue stesse prerogative e diversi principi sanciti dalla Costituzione: da quello di uguaglianza davanti alla legge, che va letto anche come diritto di tutti di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti, a quello del giusto processo, che implica che il giudizio si svolga davanti a un giudice terzo e imparziale.