“Tutto secondo le previsioni, ha vinto la troika”. Il commento è di Simona Laing (Pd), renziana pistoiese della prima ora, mentre prende atto dell’elezione in consiglio regionale della Toscana di Massimo Baldi e la nomina ad assessore di Federica Fratoni, tutti e due pistoiesi candidati tra i democratici, a suo giudizio, in base ad un disegno pensato più di un anno fa. Sono loro la “troika” che Laing denuncia nell’aprile scorso quando, volendosi candidare per il suo partito ma trovando dure resistenze, parla alla stampa di un “patto di potere” che vedrebbe fin dal congresso pistoiese del Pd dell’ottobre 2013, come futuri candidati alle elezioni, un tandem composto da Fratoni e Baldi, coppia che non avrebbe potuto rischiare di vedersi portar via voti da un candidato forte come lei. Per questo subisce un’escalation di resistenze che culminano con la telefonata, pubblicata da ilfattoquotidiano.it durante la quale il membro dell’assemblea nazionale del Pd, Roberto Bartoli, le dice: “Guarda Laing che se cominci a spalar merda non hai idea di quanta merda ti arriva addosso”.

Una frase che la offende e la porta, durante la conversazione, a minacciare denuncia, ma che non sconvolge affatto i colleghi del Pd, che non stigmatizzano in nessun modo l’accaduto. Tutto infatti procede come previsto: la direzione provinciale del Pd di Pistoia rifiuta la candidatura di Laing e approva invece quella di “tre candidati forti (Baldi, Fratoni e Marco Niccolai, sempre pistoiese, ndr) e tre deboli”. Si arriva così al voto del maggio scorso, ma c’è un imprevisto: vengono eletti Fratoni e Niccolai, mentre Baldi, primo dei non eletti, resta fuori. Anche per questo problema c’è una soluzione salvifica: due giorni fa, infatti, Fratoni è stata nominata assessore nella giunta del governatore Enrico Rossi e così il primo dei non eletti, Baldi, è entrato in consiglio regionale, completando il quadro raccontato a suo tempo da Laing. Su Fratoni, ex presidente della provincia di Pistoia, pesa peraltro anche una questione giudiziaria: il neo assessore è accusato di abuso d’ufficio in concorso perché avrebbe, nell’ambito dell’organizzazione dei mondiali di ciclismo del 2013, affidato un contratto di collaborazione esterna a un ex dipendente della Provincia, nonostante ci fossero già, nel suo ente, tecnici in grado di ricoprire quel ruolo. “Ci sono delle leggi e un codice etico del partito che rispetto pienamente – risponde lei a ilfattoquotidiano.it – Il capo d’imputazione ha una doppia richiesta di archiviazione da parte della procura. Sto affrontando molto serenamente il processo che è cominciato l’11 giugno scorso e mi pare che i cittadini abbiano ritenuto comunque di darmi un consenso”.

Sul “patto di potere” invece, dice: “L’unico patto che ho fatto è stato quello con gli elettori che mi hanno premiato”. Poi corregge il tiro: “E’ chiaro, ho fatto un ticket elettorale con Massimo Baldi, ma io nell’ottobre 2013 facevo il presidente, sono contatti molto più recenti. E poi è una proposta fatta agli elettori, non è che ci fossero automatismi per i quali si entrava diretti in consiglio”. Oggi Laing guarda con rassegnazione quanto accaduto. A ilfatto.it spiega: “In tanti anni di politica una manovra così non l’avevo mai vista”. Eppure, nonostante gli schiaffi presi dai compagni – come usa ultimamente tra le minoranze Pd così spesso in opposizione al governo e quasi mai pronte a lasciarlo – non pensa di allontanarsi dal partito: “Mollare non mollo. Credo che il Pd abbia bisogno di persone come me”.