Raccogliere le firme necessarie per candidarsi a consigliere nella propria regione e ritrovarsi la strada sbarrata perché le nomine sono state decise un anno e mezzo prima: è questa la vicenda che sta denunciando da molti giorni Simona Laing – ex consigliera comunale di Pistoia, renziana della prima ora, adesso manager pubblica – che volendosi candidare come consigliera alle elezioni regionali della Toscana del prossimo 31 maggio, si è vista chiudere la porta in faccia dai compagni di partito. Ma a colpire maggiormente è l’escalation dei toni con i quali le si è impedito di procedere, escalation che ha portato la Laing a denunciare pubblicamente le telefonate “minacciose e inequivocabili” che avrebbe ricevuto dai colleghi politici: “Non sai quanta merda ti arriva addosso” è l’ultimatum che le ha rivolto Roberto Bartoli, membro dell’assemblea nazionale del Pd, oltre che della direzione provinciale di Pistoia. È dopo l’ultimo affronto che la manager decide di rendere noto a tutti che la sua esclusione è frutto di un mero patto di potere – “un asse destinato a congelare per dieci anni la politica pistoiese” – un accordo che sarebbe nato addirittura un anno e mezzo fa, dietro le quinte del congresso provinciale del Pd pistoiese, dove si decise che i candidati forti sarebbero stati la presidente della Provincia, Federica Fratoni, e un membro della direzione provinciale del partito, Massimo Baldi

Contro l’esclusione della Laing si schierano in diversi, tra questi Simona Scatizzi, segretaria comunale del Pd. Ma non serve a molto, perché la direzione provinciale si riunisce e approva – 60 voti favorevoli, due contrari e un astenuto – la composizione della lista dei candidati, tra i quali ovviamente non mancano i prescelti Frantoni e Baldi mentre, come da copione, è assente la Laing. Ecco come è andata: “In segreteria provinciale è arrivata una lista monca, senza la Laing – spiega Simona Scatizzi – ci si è appellati al principio della territorialità: si è preferito una consigliera provinciale di San Marcello Pistoiese in rappresentanza del territorio della montagna. Criterio non applicato agli altri, ma solo a lei, in funzione dell’eliminazione”.

Dopo la decisione, la Laing proprio non ci sta, e decide che le telefonate minacciose vanno portate alla luce. Così, ieri, compare un suo post su Facebook: “Stamani ho fatto pervenire la registrazione della ‘famosa’ telefonata al segretario Dario Parrini e al presidente della commissione garanzia Agostino Fragai. Attendiamo una risposta”. La risposta non è ancora pervenuta e così Il Fatto ha chiesto ai diretti interessati. Fragai, che non smentisce l’identità dell’interlocutore Roberto Bartoli, risponde: “Dal punto di vista formale non è un ricorso, quindi non sarà neppure discussa, essendo registrata all’insaputa dell’interlocutore”. Poi il presidente aggiunge: “Io però l’ho ascoltata cercando qualcosa che ha un rilievo penale: ha avuto toni non condivisibili ma non contiene minacce. Se la Laing diffondesse la telefonata per intero emergerebbe che non c’è assolutamente niente di rilevante”.

Il segretario regionale del Pd, Dario Parrini, così commenta la telefonata: “Non l’ho ascoltata e non ho intenzione di ascoltarla, mi pone un problema morale sapere che si fa un uso politico di una conversazione acquisita all’insaputa della persona che parla con te”. Alla domanda se non sia comunque rilevante l’espressione minacciosa di Bartoli, Parrini risponde: “Se la Laing mi avesse scritto che c’erano fatti di rilevanza penale, io non solo l’avrei ascoltata, l’avrei portata io dove andava portata. Ma lei mi dà conto di una controversia politica, e il modo in cui è stata acquisita è dirimente”. Infine, il segretario regionale chiosa: “La direzione provinciale di Pistoia ha deciso con oltre il 90% una composizione di lista, e io ho profondo rispetto di quella decisione, che è per me profondamente legittima”. Adesso si aspetta la decisione della direzione regionale del Pd, che si riunirà sabato 18. In quella sede si potrebbero, in calcio d’angolo, modificare le liste. E i patti di potere annessi.

Da Il Fatto Quotidiano dl 16 aprile 2015