“Un’impronta di mani. Di mani di migranti”. Così Vauro Senesi che, insieme ai volontari della Comunità di san Benedetto al Porto di Genova, quella di don Andrea Gallo, ha portato la sua solidarietà agli immigrati accampati da due settimane a ponte san Lodovico, frontiera a mare fra Italia e Francia. Da ieri alcune di quelle rocce, proprio a ridosso della tendopoli, portano le impronte impresse con vernice bianca delle mani degli africani che il governo di Parigi non vuole fare passare. “Una traccia che funga da monito affinché questa vergogna finisca il prima possibile”, spiega il vignettista. Ad accogliere il disegnatore e i giovani della comunità di don Gallo ci sono gli immigrati che giorno dopo giorno hanno trasformato il presidio improvvisato in un vero accampamento. “Aspettiamo che la Francia apra il confine”, spiega Ibrahim, sudanese. Lui è qui da due settimane, quando l’Eliseo ha bloccato le frontiere con l’Italia: “E’ pericoloso vivere sugli scogli, ma rimaniamo vicino al confine per esercitare una pressione simbolica affinché l’Unione europea si decida ad aiutarci”. Lui sa bene che molto del futuro degli accampati dipende da ciò che verrà deciso in questi giorni a Bruxelles e mette in conto anche una fumata nera. “Se Parigi continuerà a dire di no? Rimarremo qui a oltranza”  di Lorenzo Galeazzi