Prima di arrivare a questo primo verdetto da parte di un Tribunale ordinario il processo che vedeva contrapposti l’ex premier Silvio Berlusconi e l’ex pm Antonio Di Pietro è passato sia al vaglio della Consulta che della Corte di Cassazione. Il leader di Fi dovrà risarcire l’ex leader dell’Italia dei Valori come deciso dal giudice Riccardo Rosetti del Tribunale di Roma il 15 giugno 2015.

Cuore della vicenda le dichiarazioni dell’ex Cavaliere durante la trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa 10 aprile 2008. L’allora candidato alla presidenza del Consiglio aveva definito ”un bugiardo” l’allora leader dell’Idv aggiungendo “del resto non ha una laurea valida”. Frasi che erano state ripetute in altre occasioni. Il leader di Forza Italia l Presidente del Consiglio Silvio non aveva aveva rinunciato alla non imputabilità prevista dal lodo Alfano e il gup di Bergamo aveva inviato gli atti alla Consulta. Che aveva negato di fatto l’insindacabilità.

Berlusconi dovrà versare 90 mila euro di cui 75 mila a titolo di risarcimento e 15.350 per compensi legali ed esborsi di legge. I giudizi incardinati erano stati tre e avevano avuto vicende ed esiti differenti, dopo essere passati appunto perfino per la Corte Costituzionale.

Secondo l’avvocato Sergio Scicchitano era evidente che le parole pronunciate “poiché esauritesi nella sfera di una competizione elettorale, non fossero finalizzate all’attività tipica del parlamentare”. E la Corte Costituzionale, il 18 luglio del 2014, aveva annullato la delibera con cui la Camera dei Deputati aveva dichiarato che le frasi di Silvio Berlusconi, allora deputato e candidato premier, fossero insindacabili in base all’articolo 68 della Costituzione.

“Sono estremamente soddisfatto perché finalmente, dopo oltre 7 anni di battaglie giudiziarie, il Tribunale di Roma – si legge in una nota del legale – ha accertato la verità dei fatti confermando, come da noi sostenuto, che le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sono lesive dell’onore e del decoro dell’allora leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro“.

La sentenza pubblicata sul sito dello studio Scicchitano