Lech Walesa, da elettricista a presidente della Polonia dal 1990 al 1995, è rimasto a bocca aperta passando per il movimento illumina coscienza di Solidarnosc. Non ha neanche un diploma delle scuole superiori ma è arrivato al Nobel per la Pace. Umile ma grande come solo le persone umili lo sanno essere. Lo ha accompagnato la figlia, una della nutrita prole di otto figli, a ritirare a Napoli il premio “People For Culture and Peace” dell’Istituto di Cultura Meridionale dalle mani del suo presidente Gennaro Famiglietti. E quando si è inchinato a baciare la reliquia di San Gennaro, l’abate della Cappella del Tesoro del Santo, monsignore Vincenzo De Gregorio, gli ha fatto notare che il sangue, solitamente un grumo pietrificato, era già sciolto. Facce incredule, commozione, invocazioni e segni della croce.

Faccia Gialla, un appellativo con cui viene chiamato il Santo per il colore oro zecchino del suo busto, ritorna come una star dalla sua trionfale tournèe per installarsi in maniera permanente nel museo attaccato al Duomo. E non si “ibernerà” più nel caveau del Banco di Napoli dove è stato a lungo custodito. Nel nuovo e blindatissimo allestimento brilla la mitra gemmata con 3692 pietre preziose, tra tutti lo smeraldo di un centinaio di carati, il più grande al mondo. Abbaglia la leggendaria collana realizzata dai maestri orefici con le donazioni di regnanti di mezza Europa (per ingraziarsi il santo). Lascia stupefatti la croce in smeraldi e diamanti donata da Umberto I, il calice in oro donato da re Ferdinando IV e la pisside gemmata donata da re Ferdinando II. Un tesoro dal valore inestimabile superiore a quello della Corona d’Inghilterra che risulta invece tra le meraviglie più visitate al mondo. “Si sa, Londra è una macchina da guerra nel promuoversi. Noi, in confronto, siamo dei debuttanti”, chiosa Diana Negri, responsabile Marketing, Progetti e Comunicazione. Un tesoro pop nel senso che appartiene al popolo di Napoli (non alla Chiesa) di pezzi unici al mondo. E popolare anche il prezzo, per effetto Expo a distanza, il biglietto costa soli 5 euro.

Ciak, si sfila. Apre domani in via Bigli 11/A la Men’s Fashion Week di Luca Larenza, 31 anni, casertano, che a fare lo stilista non ci pensava proprio. Anzi si è laureato in scienze giuridiche. Ma a una carriera di avvocato (frustrato) ha preferito seguire la sua vocazione, è diventato street artist. Ricorda le alzatacce alle 4 del mattino per andare a pittare muri, vagoni di treni e capolinea degli autobus. Le preoccupazioni della madre: “Sei rientrato adesso?”. “No, mamma sto uscendo”. L’arte di strada è considerata illegale, intanto arrivano i primi “incarichi” all’estero e vola a “griffare” i muri di Amsterdam. Poi Luca per curiosità si iscrive a un Master in Fashion Management e si ritrova finalista al concorso in collaborazione con uomo Vogue “Who is next?”. Oggi ha trasferito la creatività dei suo graffiti in una moda da dandy metropolitano. Perché “l’ispirazione non dà preavvisi”, come diceva Gabriel Garcia Marquez. E siccome tira aria di Expo ha chiamato Veronica Castilla, una delle più apprezzate chef di Madrid, tra l’altro bella come una modella, a servire uno “street food” in salsa andalusiana.

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