Non basta alle compagnie di assicurazione la prospettiva di vedersi ridurre i risarcimenti dovuti a chi subisce un danno in seguito a un incidente stradale. La lobby del settore chiede al governo di intervenire anche sulla valutazione del danno da morte. Per ritoccarla al ribasso e restringere la platea dei beneficiari. A avanzare la proposta è stato, in audizione sul ddl Concorrenza alle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera, Aldo Minucci, presidente dell’Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici (Ania). Il provvedimento, ha lamentato Minucci, “non affronta il problema della valutazione del danno da morte né quello dell’individuazione coerente dei beneficiari del risarcimento“. Il “problema”, secondo le compagnie, è che le tabelle usate dai tribunali della Penisola per quantificare il dovuto ai famigliari della persona defunta in un incidente “tendono ad estendere oltre misura la platea dei legittimati e prevedono importi molto elevati che nel caso degli stretti congiunti arrivano nei valori massimi fino a 328mila euro per ciascun parente”.

“Certo non è il compito degli assicuratori definire il valore della vita umana“, concede Minucci, “ma non possiamo nascondere la realtà: se vogliamo avvicinarci al prezzo delle assicurazioni negli altri Paesi, anche il livello dei risarcimenti in caso di morte deve essere coerente“. Insomma, per l’Ania se in Italia il costo della Rc auto è superiore agli altri Stati europei è per colpa degli esborsi che le compagnie sostengono per compensare chi perde un parente sulla strada. Di qui l’appello a “disciplinare in modo univoco sia la platea degli aventi diritto (ad esempio, individuando i parenti entro il secondo grado di parentela e i conviventi con una stabile relazione affettiva) sia l’ammontare di quanto risarcire (prevedendo una rivalutazione automatica in funzione dell’inflazione)”.

Non solo: Minucci ha anche messo fretta alla presidenza della Repubblica, a cui compete il varo del decreto che dovrà contenere le nuove tabelle di quantificazione del danno biologico lieve e non lieve subito dalle vittime di incidenti. Di questo il disegno di legge del governo si occupa, ma rimandando appunto i dettagli a un successivo DpR. Per le compagnie però l’approvazione è urgente, per cui chiedono che “sia utilizzato il lavoro svolto dall’apposita commissione ministeriale nei precedenti 8 anni, già passato al vaglio dei ministeri e del Consiglio di Stato”. Lavoro che si è concluso con la messa a punto di tabelle che in base alle prime stime valgono per le compagnie un risparmio di oltre il 40% per i danni biologici di lieve entità e fino a 400-500mila euro a caso per i danni più gravi. Anche se il numero uno dell’Ania, nel suo intervento, ha detto che attualmente “il Tribunale di Milano applica in media valori superiori solo di circa il 10% rispetto alla tabella in approvazione”.