Martedì scorso Miguel Ángel Luna Munguía si trovava nel suo ufficio a Valle de Chalco, nel centro del Messico, quando un commando armato ha fatto irruzione e gli ha sparato a bruciapelo. Il politico stava preparando la chiusura della sua campagna elettorale per le consultazioni di domenica, che chiameranno 83 milioni di messicani a scegliere deputati, sindaci e i governatori di nove stati. “L’attentato è un episodio isolato”, ha affermato il governatore dello Stato del Messico, Eruviel Ávila Villegas. In realtà, da febbraio ad oggi sono stati uccisi 20 politici, 5 di loro erano candidati alle elezioni.

Il clima di questa settimana preelettorale è teso, tra la presenza dei militari nelle strade e le proteste della popolazione. In un paese in cui la compenetrazione tra criminalità, polizia e mondo della politica è talmente evidente che secondo il 90% dei cittadini le istituzioni sono corrotte, la guerra al narcotraffico non ha messo fine alla delinquenza organizzata ma creato una crisi umanitaria. Secondo l’International Institute for Strategic Studies di Londra, il Messico è il 3° paese con più morti in un conflitto armato dopo Siria ed Iraq.

Due tra i sei aspiranti al voto assassinati si trovavano nelle liste della città di Chilapa, nel meridionale Guerrero, stato in cui nel settembre scorso la Polizia Municipale e il crimine organizzato hanno ucciso 4 studenti magistrali di Ayotzinapa e ne hanno fatti sparire 42. Anche Chilapa ha il suo macabro primato: a maggio in una solo settimana 30 persone sono sparite nel nulla, desaparecidas, “vittime collaterali” della guerra per il controllo del traffico di droga tra i gruppi criminali Rojos e Ardillos.

“Non vogliamo narcoelezioni, vogliamo i nostri figli vivi”, affermano i familiari dei desaparecidos di Chilapa, che chiedono invano loro notizie. Stanca di tanta violenza e impunità, la popolazione è arrivata a cacciare dalla città la Gendarmeria Nacional, che accusa di essere collusa con il crimine organizzato. Domenica scorsa polizia e militari sono riusciti a riprendere il controllo del centro abitato, poi occupato da 30 veicoli blindati dell’esercito, inviati per garantire il “regolare” svolgimento delle elezioni.

Guerrero, insieme a Jalisco e Michoacán, è tra gli stati in cui il processo elettorale sembra essere più a rischio, visti i livello di violenza. All’inizio del mese scorso l’ira del cartello Jalisco Nueva Generación, che si scatenò a seguito dell’arresto di un suo leader, causò l’abbattimento di un elicottero dell’esercito, 7 morti, 19 feriti e 39 posti di blocco piazzati nelle strade dal gruppo criminale, mentre migliaia di famiglie uscivano di casa per godersi il ponte del 1 maggio. Una ventina di giorni dopo, 42 presunti integranti della stessa organizzazione sono morti a seguito di una sparatoria con la Polizia Federale nello stato del Michoacán, che da anni vive una crisi istituzionale causata dalla violenza. “Facciamo appello alla società perché non vada a votare – spiega a IlFattoQuotidiano.it Felipe de La Cruz, portavoce dei genitori degli studenti desaparecidos di Ayotzinapa – i candidati sono appoggiati da delinquenti, votarli sarebbe come votare per la criminalità organizzata”.

Nei giorni scorsi, i compagni e i genitori degli studenti scomparsi hanno manifestato e bloccato strade, mentre in varie zone del paese gli insegnanti del sindacato Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) occupavano i distributori di benzina della compagnia statale Pemex, regalando il combustibile agli automobilisti. I professori, appoggiati da altri settori della popolazione, hanno occupato l’aeroporto della città di Oaxaca, bruciato pubblicamente più di 100mila schede elettorali e alcune sedi dell’Istituto Nazionale Elettorale, organo che accusano di legittimare i narcopolitici. I manifestanti hanno annunciato che continueranno a protestare, impedendo l’installazione delle urne elettorali per le elezioni di domenica prossima.

Anche il governatore dello Stato di Guerrero, Rogelio Ortega, ha ammesso l’esistenza di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle istituzioni. Durante un’intervista con El País, ha affermato che i narcotrafficanti hanno finanziato le campagne elettorali fino al giorno in cui si sono accorti che si potevano direttamente candidare. “Se avete paura voi che venite da fuori, immaginatevi noi che viviamo qui tutti i giorni”, ha detto al giornalista spagnolo.