La Grecia prende tempo con il Fondo monetario internazionale. La mossa ventilata nei giorni scorsi è stata formalizzata giovedì, alla vigilia della scadenza del pagamento di oltre 300 milioni di euro, che nei giorni scorsi Atene aveva minacciato di non onorare salvo il raggiungimento di un accordo complessivo con i creditori. Alla fine però ha prevalso la strada intermedia: la Grecia, fa sapere lo stesso Fmi, “ha informato il Fondo oggi che intende accorpare i quattro pagamenti di giugno in un unico esborso (da quasi 1,5 miliardi, ndr), che scade il 30 giugno“, un’opzione consentita dalla normativa per “venire incontro alle difficoltà amministrative di effettuare pagamenti multipli in poco tempo”. Una boccata d’ossigeno, insomma, per il difficile negoziato che sembrava destinato a chiudersi entro venerdì e che dura ormai da cinque mesi con ben pochi progressi sul piano del raggiungimento di un’intesa circa la pianificazione delle riforme necessarie per concludere la revisione del secondo programma di salvataggio del Paese e far ottenere ad Atene nuovi prestiti per 7,2 miliardi di euro. A dividere le parti sono in particolare gli interventi chiesti dai creditori su pensioni e lavoro, mentre sembra possibile trovare un compromesso sull’avanzo primario di bilancio e sulle aliquote Iva.

Messa la toppa sulla questione Fmi e prima di volare nuovamente a Bruxelles, Alexis Tsipras, ha convocato una riunione d’emergenza del governo dopo l’accelerata nei negoziati con l’ex troika per scongiurare il default di Atene. “Siamo a un passo dalla rottura”, si legge sul quotidiano Syntakton, vicino all’esecutivo di Syriza, secondo il quale le condizioni dell’ex troika non sono accettabili. Stretto nella morsa fra le pressioni dei creditori, che chiedono maggiori concessioni, e quelle del fronte interno che lo ha votato con la promessa elettorale di fermare l’austerity, Tsipras nella riunione dovrebbe aver messo sul tavolo le richieste finali del Brussels Group e capire fino a dove può spingersi il governo per evitare che salti il tavolo. Fra i punti sul tavolo delle trattative internazionali, il rialzo dell’Iva all’11% e al 23% per ottenere 1,8 miliardi di maggiori entrate nel 2015; taglio pari all’1% del pil del sistema di sicurezza sociale solo quest’anno e obiettivo di surplus primario all’1% nel 2015 e al 3% nel 2016.

Nonostante dichiarazioni come quella del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale la distanza tra la Grecia e i creditori internazionali è “ancora piuttosto ampia” e i creditori di Atene si aspettano che il governo greco presenti una proposta di accordo alternativa “entro pochi giorni”. Lo afferma I media internazionali hanno parlato di intesa imminente, quelli ellenici vicini al governo invece di rottura. Sullo sfondo le voci di elezioni anticipate propagate tra gli altri dal vice presidente del Parlamento greco Alexis Mitropoulos che le ritiene ormai inevitabili dopo l’incontro, mercoledì sera, fra il premier ellenico e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nel corso del quale i rappresentanti dei creditori avrebbero chiesto l’introduzione nell’accordo di ulteriori misure di austerità. Secondo il vice presidente del Parlamento, nel corso delle discussioni a Bruxelles hanno prevalso “le opinioni estreme” del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble e del direttore del Fmi Christine Lagarde. Due giorni prima anche il ministro del Lavoro greco, Panagiotis Skourletis, aveva detto che è possibile indire in Grecia elezioni politiche se il governo di Atene non dovesse riuscire a raggiungere “un compromesso onesto e vantaggioso” con i creditori. Dal canto suo Tsipras, che venerdì pomeriggio informerà il Parlamento sui progressi nel negoziato con i creditori, non avrebbe intenzione di chiedere la fiducia.  Il premier greco che potrebbe tornare a Bruxelles venerdì sera per ulteriori colloqui con alti funzionari del Fmi e della Bce spera di chiudere i negoziati entro il 14 giugno e potrebbe indire un referendum se alcune delle misure messe sul tavolo dai creditori internazionali superassero le cosiddette “linee rosse” di Syriza.

Sullo sfondo le attese dei mercati che osservano e soppesano le conseguenze delle decisioni che potrebbero essere prese. Secondo Alan Cauberghs, senior investment director di Schroders, una delle più grandi società internazionali del risparmio gestito, il primo ministro ellenico sta giocando “una partita che non può vincere” ma i mercati finanziari globali “sembrano essere al riparo dalle conseguenze di un default greco”. E ancora: “è chiaro che Tsipras può accontentare o i creditori o il proprio elettorato, non certamente entrambi. Senza ulteriori aiuti, la Grecia potrebbe mancare le scadenze sul rimborso del debito, andando in default già questa settimana. Ma – si chiede Schroders – quanto sarebbe significativo tale evento per gli investitori?”. I legami della Grecia con il sistema finanziario dell’Eurozona si sono “significativamente ridotti dopo il 2012, quando il più grande accordo di ristrutturazione del debito della storia ha cancellato circa 100 miliardi di euro dovuti da Atene ai creditori”. Gran parte del debito di Atene è ora detenuta dallo European Financial Stability Facility (Efsf), dalla Bce e della Bei. A ottobre 2014, “l’esposizione diretta dell’Eurozona al debito greco ammontava a 302 miliardi di euro. Tale cifra è pari a circa il 3% del Pil dell’area della moneta unica (escludendo la Grecia), e riteniamo che l’impatto diretto di un default greco dovrebbe essere limitato”.

Dalla prospettiva dell’Efsf, “l’esposizione netta di bilancio ai titoli ellenici è pari a circa 166 miliardi, ma sarà assorbita dai Paesi membri dell’Eurozona nei prossimi decenni. Il processo di ristrutturazione del debito ha inoltre esteso le scadenze dei rimborsi per le obbligazioni in questione. Il primo rimborso all’Efsf è dovuto solo nel 2023. E’ inoltre importante notare che le Banche centrali della maggior parte dei Paesi membri dell’Eurozona non sono obbligate a coprire le perdite di capitale, come invece le banche commerciali”. L’esposizione della Bce “si sostanzia principalmente tramite l’Emergency Liquidity Assistance (Ela)” e “l’esposizione della Bei ammonta a circa 7 miliardi di euro. In termini relativi, è una cifra modesta e non vediamo alcun rischio di potenziale insolvenza per la banca. Di per sé, non è un fattore destabilizzante”. Infine, “il rischio di contagio legato al debito greco è stato in teoria azzerato dal lancio dello European Stability Mechanism (Esm). Questa riserva di capitale, circa 500 miliardi, dovrebbe assicurare il flusso di liquidità per gli Stati colpiti, dovesse sorgere una minaccia per pagamenti fondamentali a causa del default greco. Naturalmente – precisa il gestore – non va esclusa la possibilità che esistano legami finanziari per ora sconosciuti, così come che ci siano implicazioni indirette e di natura politica. Se la Grecia dovesse fare effettivamente default, probabilmente ci saranno implicazioni significative per i mercati, almeno nel breve termine. Tuttavia, riteniamo che strutturalmente i mercati finanziari globali sembrano essere al riparo dalle conseguenze di un default greco”.