Arabba, Corvara e Siusi. Nomi noti per gli appassionati di sci e passeggiate in montagna. Località turistiche che sono dei veri e propri paradisi naturali, ma non a portata di tutte le tasche. A meno di non essere ufficiali degli Alpini o “personalità di adeguato livello” con “particolari titoli di benemerenza” nei confronti delle Forze Armate. In quel caso le vacanze a cinque stelle in uno degli chalet abbarbicati sulle montagne altoatesine diventano più convenienti del peggiore ostello della gioventù: 26 euro al giorno in pensione completa, compresi i periodi di alta stagione come Natale, Capodanno e Pasqua. Nel dettaglio: otto euro per pernottamento e prima colazione e nove per pasto, ma, se si vuole risparmiare, si può fare anche la mezza pensione.

Tariffe irrisorie che sono scritte nero su bianco nel “Regolamento per l’ammissione all’utilizzazione delle basi addestrative delle Truppe Alpine” emanato dal comando di stanza a Bolzano.
Nel documento, dove viene specificato che i pagamenti possono essere effettuati “esclusivamente in denaro contante”, c’è l’elenco dei presidi militari trasformabili alla bisogna in residenze turistiche per “soggiorni invernali ed estivi”: Caserma Gioppi ad Arabba, Villaggio Alpino Tempesti a Corvara e Villa Ausserer a Siusi. Basi che, “compatibilmente alle esigenze addestrative” possono essere utilizzate come “Organismi di Protezione Sociale”, cioè strutture alberghiere finalizzate al “mantenimento dell’efficienza del personale militare” e “all’aggregazione sociale dei dipendenti” delle Forze Armate.

Gli “Ops” sono stati pensati dalla Difesa per attività di carattere ricreativo, culturale e assistenziale indirizzate ai militari. All’interno di questa categoria, dove figurano le sale convegno e i circoli ufficiali, ci sono anche i soggiorni marini o montani. Strutture che, come recita la direttiva dello Stato maggiore della Difesa, “hanno la finalità di consentire prioritariamente al personale in servizio presso enti o reparti di maggiore impiego operativo, di trascorrere periodi di riposo e di recupero psico-fisico in località aventi peculiari caratteristiche climatiche e ambientali”.

Peccato che, almeno nelle caserme-resort gestite dal Comando degli Alpini, le cose non vadano esattamente così. Sì, perché le basi, più che dalle truppe rientrate in Patria dopo mesi di missione all’estero, sono frequentate da ufficiali in servizio o in pensione con le loro famiglie. Basta leggere il regolamento d’ammissione alla voce “ordine di priorità”: ufficiali, sottufficiali, truppa. Gerarchia che viene replicata capitolo per capitolo: dagli effettivi in servizio permanente negli Alpini, agli ausiliari delle penne nere, ai membri dell’Esercito, fino alle vedove “che non hanno contratto altro matrimonio”.

Queste strutture possono essere date in concessioni a terzi o, come nel caso degli Alpini, gestite in maniera diretta. Così sono gli stessi soldati a prestare servizio, tant’è che la vicenda emerge proprio dall’esasperazione di due militari la cui attività addestrativa consisteva nel servire ai tavoli durante i pasti. Sconcertati dalla situazione, si rivolgono al Comando chiedendo spiegazioni, ma l’unica risposta che ottengono è l’allontanamento e l’immediata sostituzione con dei volontari in ferma annuale.

Il soggiorno massimo consentito sia in estate che in inverno è di un solo turno, cioè di una settimana, “fatta salva la disponibilità di posti in assenza di richiedenti”. Difficile immaginare che non ci sia la coda per accedere a questo tipo di strutture per meno di 30 euro al giorno. Ma qui casca l’asino perché visionando il conto di una “personalità di adeguato livello” (un’ex alta carica dello Stato di cui per motivi di privacy non si farà il nome) si scopre che la vacanza, moglie al seguito e in pensione completa, è durata un mese ed è costata solamente 1600 euro. Vino incluso, dato che una bottiglia di Lagrein al ristorante degli Alpini costa solo 8 euro e 40 centesimi.