I buoni lavoro per pagare le prestazioni occasionali, come quelle di badanti, collaboratori domesticigiardinieri o lavoratori agricoli stagionali, rischiano di diventare “la nuova frontiera del precariato“. A lanciare l’allarme è stato Tito Boeri, presidente dell’Inps. Nonostante i cosiddetti voucher comprendano anche i contributi alla gestione separata dell’istituto di previdenza. “Il loro incremento può significare problemi futuri ed è bene guardare questo fenomeno con grande attenzione”, ha detto l’economista. La contribuzione si ferma infatti al 13% del reddito, per cui i trattamenti pensionistici futuri saranno ridotti all’osso.

Il timore di Boeri è condiviso dai sindacati: nei mesi scorsi Claudio Treves, segretario generale di Nidil Cgil, aveva paventato abusi e un aumento “dell’area del lavoro non tutelato”, in quanto “nulla impedisce ai datori di lavoro di sfruttare i voucher per sostituire un singolo dipendente con più persone pagate con il buono”. E il Jobs Act aumenta questo rischio, visto che nella legge delega sono state introdotte alcune modifiche sostanziali sul fronte degli importi: sale da 5mila a 7mila euro del reddito massimo che ogni lavoratore può derivare dalle prestazioni occasionali pagate in questo modo e viene eliminato, per le famiglie, il tetto di 2mila euro spendibili in servizi occasionali. Tetto che resta invece valido per imprenditori e professionisti. Di conseguenza, per esempio, diventa possibile che una collaboratrice domestica sia pagata solo con i voucher, anche se lavora stabilmente per un nucleo famigliare e la sua prestazione è tutt’altro che occasionale.

Nella sola Lombardia, in base ai dati presentati venerdì durante un convegno nella sede di Assolombarda, sono stati venduti nel 2014 11,67 milioni di tagliandi, contro i 6,67 milioni del 2013 e i 3,87 milioni del 2012. A livello italiano, l’anno scorso i voucher venduti sono stati quasi 69,2 milioni, con un aumento del 69,6% sul 2013. Il cosiddetto lavoro accessorio, secondo quanto riportato dal sito dell’Inps, ha riguardato nel corso dell’anno oltre un milione di persone con un età media di 36 anni e una prevalenza di donne (517.474 a fronte di 492.052 maschi). Dal momento dell’istituzione, nel 2008, in Italia sono stati venduti oltre 162 milioni di voucher con una larghissima maggioranza di buoni di importo nominale di 10 euro (il 94,1% del totale), corrispondenti a 7,5 euro di retribuzione netta e 2,5 di contributi Inps e Inail. Considerato che l’importo medio dei voucher per lavoratore è di 62 euro, il compenso medio si aggira su meno di 500 euro in un anno derivante da lavoro accessorio.

Il meccanismo dei buoni, introdotti nel 2008 per favorire l’emersione del lavoro nero durante la vendemmia, è stato riformato nel 2012 dalla legge Fornero, che ne ha esteso l’applicazione a molti altri settori.