E’ stato posto sotto sequestro il molo D del Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino, quello sventrato dal rogo che la notte tra il 6 ed il 7 maggio ha devastato mille metri quadrati dell’area commerciale. La decisione è arrivata dalla Procura di Civitavecchia nell’ambito del nuovo fascicolo aperto per il rischio salute direttamente collegato ai risultati delle analisi effettuate dall’Agenzia Regionale per l’ambiente (Arpa) che hanno rilevato la presenza in quantità rilevanti di sostanze tossiche.

Secondo quanto si apprende, nell’area sequestrata i valori di diossina, Pcb e furani supererebbero di dieci volte il valore riscontrato in situazioni analoghe e non il limite di legge, poiché questo non esiste. In una nota Aeroporti di Roma ha definito il sequestro “ingiustificato”, precisando che “nel provvedimento emesso dal magistrato non si fa alcun cenno alla diossina, che, tra l’altro, è stata sempre rilevata al di sotto dei limiti internazionali“.

I magistrati hanno deciso di porre i sigilli non solo al molo riaperto il 18 maggio scorso ma anche alla sala operativa della polizia che opera all’aeroporto. La riapertura dell’area era stata disposta “dopo una riunione tenutasi presso la sede della Direzione Sistema Aeroporti Lazio dell’Enac – era scritto su una nota di Aeroporti di Roma – che ha coinvolto tutti gli attori aeroportuali ed un rappresentante della Asl Roma D, che ha dato il via libera alla riapertura dell’area non riscontrando alcun rischio per la salute di lavoratori e passeggeri”.

E proprio il 25 maggio il nome di un dirigente dell’Azienda sanitaria, insieme a quello di uno dei vertici di AdR, è finito nel registro degli indagati. Per il primo si ipotizza l’abuso d’ufficio per non essere intervenuto a tutela e nel rispetto dello statuto dei lavoratori, mentre al secondo sarebbe contestata la violazione della normativa sulla sicurezza.

Quello che oggi è riportato nelle analisi dell’Arpa era stato denunciato da tempo dai sindacati che la scorsa settimana avevano anche scioperato due ore per manifestare le loro preoccupazioni sui rischi legati alla presunta presenza di sostanze tossiche. Molti aeroportuali e dipendenti degli esercizi commerciali che lavorano al Terminal 3 continuano ad accusare malori ancora oggi.

Dal 7 maggio, data del rogo, sono state 150 le persone costrette alle cure mediche, come hanno confermato le stesse organizzazioni sindacali davanti alla commissione sugli infortuni sul lavoro del Senato che ha deciso di aprire un fascicolo dedicato proprio ai rischi sulla salute all’aeroporto di Fiumicino. “L’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute – è la richiesta del deputato di Sel, Ciccio Ferrara – diano risposte immediate e definitive sul pericolo di intossicazione nell’area del Terminal 3”.

Ma ora, dal nuovo fascicolo della Procura di Civitavecchia, ci si attendono nuovi sviluppi e non è escluso che nei prossimi giorni possano spuntare nuovi indagati. Parallelamente procede anche l’inchiesta per incendio colposo, che vede iscritti nel registro degli indagati quattro operai addetti alla manutenzione e di un dirigente di Adr, il coordinatore degli impianti tecnici.