“È una bugia, una frottola, non ha nessun senso. Ma, siccome siamo trasparenti fino in fondo, il candidato ha fatto anche un passo indietro, quindi siamo tranquillissimi”. Così Roberto Fico parlamentare del M5S e membro del direttorio del movimento, replica alle accuse di presunte infiltrazioni di ‘ndrangheta nei 5stelle. A lanciare l’allarme era stata la Casa della Legalità, secondo cui Daniele Comandini, candidato consigliere di Imperia alle regionali liguri per i 5 Stelle, sarebbe “amico fraterno di Carmine, un rampollo della tristemente nota famiglia mafiosa dei Mafodda, che da anni è attiva sul territorio e già oggetto di numerose indagini della magistratura”. Proprio il meet-up di Mafodda, ad Arma di Taggia, lo scorso febbraio ha ottenuto tutti i posti disponibili per il collegio di Imperia alle primarie on line del febbraio scorso, in vista delle regionali. Un’anomalia segnalata a suo tempo dagli attivisti locali. “È un’altra stupidaggine. Nessun voto anomalo – spiega Fico -. Noi abbiamo preso i voti che i cittadini ci hanno voluto dare in tutta serenità. Qual è il problema? Abbiamo sempre fatto tutto in forma trasparente e continueremo su questa strada”. Arrivano anche le scuse da parte di Alice Salvatore, che nelle scorse ore aveva paragonato Carmine Mafodda a un simbolo della lotta alla mafia come Peppino Impastato (“anche lui era figlio di genitori mafiosi”). Ma la candidata del M5S alle regionali liguri rilancia. “Le mie parole sono state estrapolate dal contesto, come spesso avviene col giornalismo, per fare scoop e vendere copie. Per noi Peppino Impastato è un modello da seguire” di Lorenzo Tosa