La querela del bimbominkia Fedez? 100mila euro da dargli non ce li ho, ma, anche se li avessi, mi farei evirare piuttosto che darli a uno come lui“. Così Filippo Facci, editorialista di Libero, commenta ai microfoni de La Zanzara (Radio24) la disputa col rapper Fedez, che critica con toni corrosivi: “E’ come se un pugile prendesse una castagna sul naso e facesse una denuncia. Negli Usa si sparano i rapper, qui invece fanno le querele. Io ho chiamato Fedez ‘rapper per bambine’, perché preferisco un altro genere di rap, come quello di Fabri Fibra. Questo è un rapper di plastica, probabilmente i suoi tatuaggi vengono via. Un rapper va a fare il giudice in televisione? Ma che roba è, che scuola di rapper abbiamo? Questo se la tira come aedo della libertà di espressione, poi alla prima cazzata il grande rapper di 25 anni va dagli avvocatini e ti fa la querelina. Tutto questo poi” – continua – “serve solo per fare soldi per ‘sti cazzo di rapper della pastasciutta. Se mi avesse detto di fare a cazzotti con lui, sarebbe stato meglio e ci sarei stato pure“. Il giornalista spiega: “Io non ho mai scritto niente su di lui in riferimento al 1 maggio, mi sono fermato a quello che ha detto il 30 aprile. E’ chiaro che Fedez non ha avallato i black bloc, non è che può giustificare il giorno prima quello che accadrà il giorno dopo, mica è Nostradamus. Ma quello che è successo a Milano il 1 maggio è una differenza di grado, non di tipo di protesta rispetto al 30 aprile, giorno in cui i black bloc erano mimetizzati nelle stesse strade. Fedez è un istigatore di qualcosa che forse lui non sapeva che sarebbe stato violento e perciò è un incosciente che merita 3 sberle” di Gisella Ruccia