L’altro ieri Sciò Business ha rastrellato un record di commenti tanto numerosi quanto severi, insieme con un numero inusuale di “condivisioni” (e se tanto ci da tanto, anche qui l’intento critico deve essere stato piuttosto forte). Il punto sostanziale al centro delle critiche stava nell’aver noi considerato oleografica la puntata che l’ultimo Ulisse ha dedicato a Napoli. Intendiamoci, non c’era nel programma nessun camuffamento. E come trasmissione dedicata alle attrattive andava più che bene.

“Ma come –hanno commentato in molti- per una volta che la tv viene a Napoli e non parla dei soliti casalesi, vi mettete anche a criticarla! Ma allora è vero che è quella l’unica Napoli di cui volete sentir parlare! E l’altra, quella della cultura, dei sedimenti storici, delle realizzazioni recenti, quando mai potrà emergere se anche la tv, finalmente, non la porta all’onor del mondo?”. Mentre venivamo sostanzialmente sommersi dalle contumelie non riuscivamo a non pensare che la stessa numerosità e veemenza delle critiche segnalava una svolta rispetto all’aria “depressa” che ci era sembrato di respirare a Napoli negli ultimi anni. Il popolo dei commentatori manifestava, in sostanza, l’urgenza del pensare in positivo, di guardare avanti, di puntare su quel che si possiede. Una spinta che nessun essere sensato metterebbe in discussione.

Semmai l’auspicio è che la direzione dello slancio sia all’altezza della sua energia e che i mass media, e la tv pubblica in particolare, percepiscano il clima e con esso instaurino un colloquio profondo.
Sarà per questo che Ulisse, di cui apprezziamo da sempre il format ideale, che consiste nell’unire piacevolezza espositiva e lampi di profondità, stavolta ci ha lasciato a bocca asciutta essendosi limitato alla “Napoli oggetto” mentre eravamo lì ad aspettare che facesse capolino in qualche modo la “Napoli soggetto”.

Qual è la differenza fra una città oggetto e una città soggetto? La prima, guida alla mano, la si visita, se ne ammirano le forme, i tesori, l’accoglienza. Dopodiché, aumentate le conoscenze, si monta in macchina e si passa alla prossima. La città soggetto invece, oltre ad aumentare il tuo bagaglio di cose viste etc, interagisce con il tuo apparato concettuale, lo urta, lo mette in discussione.

Da questo punto di vista, rispetto alle tante città che abbiamo frequentato, Napoli è quella in cui più che altrove ci capita di percepire una quasi inesplorabile complessità identitaria. Inesplorabile non perché le cose e le situazioni ci si nascondano, ma perché escono dal campo della nostra comune esperienza, dovendo noi in continuazione combattere con la tendenza a riportare tutto a una somma di banalità contemplative: la simpatia, il disordine, etc, etc…

Per questo, più che un oggetto da mostrare (e ben venga naturalmente chi lo fa quando rivela a chi non sa l’esistenza di luoghi e cose da andare a vedere da vicino) Napoli ci pare un soggetto da scoprire. Anzi “il” soggetto tutto da scoprire, spalando innanzitutto via i luoghi comuni, nell’ambito della più larga realtà italiana attuale, tutta alle prese col suo riadattarsi al mondo della globalizzazione, dove le identità contano molto più dei vecchi confini. Una questione di interesse nazionale, dunque. E prima ci si accinge all’impresa, meglio sarà, mettendo nel conto le zuffe internettiane e non sia con i luoghi comuni degli “esterni” sia con la reattività degli “interni”.