Non sono bastate le proteste e i sit-in, le critiche della minoranza, i presidi dei sindacati e le manifestazioni di genitori ed educatori. Sulla riorganizzazione dei servizi educativi il sindaco Federico Pizzarotti è andato dritto per la sua strada. La delibera che prevede la riorganizzazione delle strutture con l’esternalizzazione di alcune e la chiusura di altre è passata in consiglio, anche se la maggioranza è uscita indebolita dalla discussione, tanto che perfino alcuni consiglieri M5S hanno messo in dubbio la credibilità del programma presentato alle elezioni del 2012. “Corrotti e venduti”, hanno protestato i genitori all’esito della votazione, uscendo dall’aula dove per nove ore della seduta fiume avevano sperato che i Cinque stelle aprissero a un compromesso.

La richiesta, portata avanti dall’opposizione, era di salvaguardare in particolare la scuola materna Tartaruga, una struttura presente da quarant’anni sul territorio che da settembre sarà esternalizzata, e di congelare la situazione in attesa del referendum consultivo sui servizi presentato dal comitato AttivarSI per l’infanzia nei giorni scorsi, che chiedeva proprio di mantenere la gestione diretta del servizio. “Ci sentiamo traditi e offesi, non meritavamo di essere trattati così – ha spiegato Luigi Serinelli del comitato – I 5 stelle stanno facendo il contrario di quello che avevano promesso ai cittadini. Avevamo creduto alla rottura con il passato e invece ci sentiamo traditi dai nostri amministratori”. Per tutta la seduta consiliare i genitori hanno sventolato un cartello che riportava stralci del programma presentato da Pizzarotti alle elezioni 2012, in cui si criticavano le esternalizzazioni portate avanti dalle passate giunte comunali. Per questo l’inversione di marcia denunciata anche dalla minoranza ha spezzato la linea Cinque stelle, e due consiglieri hanno deciso di votare contro la delibera non solo per il mancato rispetto del programma, ma anche per non precludere l’iniziativa di referendum presentato dai genitori, che con la decisione del consiglio è stato di fatto svuotato del suo significato. “Questo è un contratto, un impegno preso con i cittadini, ma oggi è carta straccia” ha detto Mauro Nuzzo (M5S), da tempo in attrito con il resto del gruppo, prima di strappare il programma dei Cinque stelle di fronte all’aula. “Io non posso accettare – ha continuato – che non si accolga un referendum che noi abbiamo sempre promosso e reso più facile, dichiarandolo però oggi impossibile. Ne va della permanenza di questa amministrazione e del suo sindaco in maniera legittimata”. Dello stesso avviso anche il consigliere Cinque stelle Fabrizio Savani: “I conti devono tornare e capisco i salti mortali per farli quadrare, ma non possono essere la stella polare del nostro cammino. Io rivendico questo programma perché è l’unico collante che tiene unita la vasta eterogeneità del M5s a livello nazionale”.

“La riorganizzazione, non taglio”, come ha specificato anche ieri la giunta, permetterà il mantenimento dei posti di lavoro e dei servizi per i bambini, con un risparmio di circa 600mila euro annui sul costo del settore. Secondo l’opposizione però, la decisione è stata presa senza condividerla con i diretti interessati e senza pensare a un progetto pedagogico: “Per un risparmio esiguo – spiega Giuseppe Bizzi (Pd) si manda in fumo un patto con la città e si danno invece 162 posti in più al socio privato”.

Dura la replica del sindaco Pizzarotti, che nel suo intervento ha attaccato i genitori presenti in aula, accusandoli di essere interessati soltanto al futuro di una scuola, quella dei propri figli, e non al bene della collettività. “Se così fosse – ha spiegato il primo cittadino – fareste una proposta diversa e cambiereste il quesito del referendum. Si sarebbe parlato di reinternalizzazione di tutti i servizi, non solo di alcune scuole. Nessuno però ha detto che noi ancora oggi abbiamo 11 milioni di tagli sul bilancio. La scelta più facile per questo consiglio sarebbe togliere a chi non protesta e accontentare quelli che sono qui. Ma io sono convinto che questa scelta non ci porti un disservizio, non come numero di posti, ma come qualità e scelta degli educatori”.