Una donna 59enne vuole diventare mamma. Partorendo tuttavia quello che a tutti gli effetti sarebbe suo nipotino. Potrebbe presto arrivare fino all’Alta Corte britannica la battaglia legale fra una coppia di età avanzata e l’ente che regola la fertilizzazione in vitro nel Regno Unito. Questo perché la donna – e suo marito – vorrebbero soltanto realizzare un desiderio della loro figlia, morta qualche anno fa di cancro: e cioè dare vita a un bimbo utilizzando gli ovuli congelati della ragazza, venuta a mancare prima dei trent’anni di età, ma che aveva pensato prima di morire di congelare i gameti in una clinica per la fertilità di Hammersmith, nell’ovest londinese. E, prima di perdere conoscenza per l’ultima volta, la ragazza avrebbe espresso appunto un desiderio, parlando con la madre: riuscire a mettere al mondo un figlio per interposta persona. Sua mamma, appunto.

Stando agli esperti di fertilità londinesi, si tratterebbe appunto del primo caso al mondo. Una vicenda che sicuramente nei prossimi mesi sarà molto dibattuta da editorialisti e commentatori di quotidiani e programmi tv. La donna – la cui identità non è stata rivelata – vuole infatti portare gli ovuli negli Stati Uniti, dove una clinica si occuperebbe di tutto il procedimento a un prezzo di circa 80mila euro. Sempre secondo il desiderio della figlia, gli ovuli dovrebbero essere fecondati con lo sperma di un donatore e poi impiantati nell’utero della madre. Che, pur avendo 59 anni, potrebbe ancora portare a termine una gravidanza, seppur con l’alto rischio di aborti, come per tutte le donne in età avanzata.

Le autorità sanitarie britanniche, chiaramente, si oppongono. Lo scenario che si prospetta sarebbe quasi da fantascienza, almeno allo stato attuale della medicina e dell’etica comune, sono troppe le perplessità su un qualcosa che sarebbe un precedente per ulteriori casi simili. Il nodo del contendere appunto è ora la proprietà di questi gameti, visto che non esiste una testimonianza scritta del desiderio della ragazza venuta a mancare. La 59enne ha sempre giurato in tribunale che sua figlia in punto di morte aveva espresso proprio la volontà di regalarle gli ovuli, in modo da consentirle di dare vita, un giorno, a un bimbo. Suo figlio e suo nipotino allo stesso tempo.

Ma anche negli archivi del centro di fertilità di Hammersmith mancherebbero delle prove che potrebbero dare alla 59enne qualche possibilità in più di farsi impiantare legalmente l’embrione o gli embrioni. La ragazza, prima di morire e mentre decideva di congelare gli ovuli, non ha infatti compilato in modo completo la modulistica, dimenticandosi di indicare in che modo gli eredi avrebbero dovuto usare questi gameti. La Human fertilisation and embryology authority (Hfea) del Regno Unito contesta proprio questo punto, anche se in realtà i dubbi da parte dell’autorità sono anche tanti altri, di tipo più etico e morale appunto. Però, per l’ente, come poter decidere di manipolare liberamente gli ovuli di una donna morta nel 2011 e che non ha lasciato nulla di scritto sulla sorte di queste cellule gametiche? Nel Regno Unito casi simili, anche se meno controversi, sono stati risolti in passato solo dall’Alta Corte, che è responsabile dell’ultimo grado di giudizio nella giurisprudenza britannica.