La Banca d’Italia potrà rimuovere i vertici degli istituti piccoli e medi, quelli che non fanno parte del gruppo dei 14 big sottoposti alla vigilanza della Banca centrale europea. A prevederlo è il decreto sull’attuazione della direttiva Ue sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi, approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri venerdì. Roma era in ritardo nel recepimento della norma europea, in base alla quale in caso di “pregiudizio per la sana e prudente gestione” l’autorità di vigilanza del singolo Paese può non solo commissariare l’istituto ma anche intervenire direttamente sugli amministratori imponendone la sostituzione. Il governatore di via Nazionale Ignazio Visco auspicava da tempo un intervento in questo senso. Nel novembre scorso, la vigilanza diretta sulle banche “di dimensioni significative” dei Paesi dell’Eurozona è passata all’Eurotower, che esercita quindi una supervisione diretta su Intesa Sanpaolo, Unicredit, Carige, Mps, Banco Popolare, Popolare dell’Emilia Romagna, Popolare di Milano, Popolare di Sondrio, Popolare di Vicenza, Barclays Italia, Iccrea, Mediobanca, Ubi Banca e Veneto Banca.

Il decreto prevede anche un nuovo regime di sanzioni di importo più elevato e non solo alle persone fisiche: in prima battuta verrà sanzionato l’ente e solo sulla base di presupposti individuati nel decreto legislativo anche l’esponente aziendale o la persona fisica responsabile della violazione. Viene poi riformata la disciplina dei requisiti dei manager e dei soci, integrando quelli oggettivi di onorabilità e di professionalità con criteri di competenza e correttezza, e vengono modificati i limiti al cumulo degli incarichi. Per soci e amministratori in conflitto di interessi arriva l’obbligo di astensione dalle deliberazioni.

Viene infine introdotto il cosiddetto whistleblowingmeccanismi per la segnalazione anonima, sia all’interno della banca sia nei confronti dell’Autorità di vigilanza, di eventuali violazioni normative da parte del personale.