Alla vigilia del 9 maggio 2015, giorno dei festeggiamenti per il 70° anniversario della vittoria sovietica contro il nazismo, in Russia si torna a parlare di Stalin. E lo si fa in toni elogiativi, con una riabilitazione quasi a pieno titolo, come si desume dai dati del sondaggio effettuato dalla società Levada. Il 39% del campione, intervistato a metà marzo 2015 dall’importante centro di ricerca moscovita, prova per il defunto dittatore dell’Urss “simpatia, rispetto e ammirazione”. Sempre alla stessa domanda – “Cosa provate verso la figura di Stalin?”- il 30% degli intervistati risponde “indifferenza”, e solo il 20% “paura, ostilità e disgusto”.

Con l’avvicinarsi delle celebrazioni del 70° anniversario della fine vittoriosa della Seconda guerra mondiale, una celebrazione molto sentita oltre gli Urali, i baffoni stalianini sembrano sempre più visibili, anche se l’Urss ne aveva cominciato a rimuovere gesta militari, gulag, purghe assassine e milioni di morti in guerra, fin dal 1956 con l’inizio della destalinizzazione, iniziata tre anni dopo la sua morte. In una città ad ovest di Mosca sta per aprire un museo in suo onore, mentre il mese scorso il suo ritratto è stato visto in un liceo a San Pietroburgo, e ancora due mesi fa, a Yalta, nella penisola di Crimea annessa a Mosca nel marzo 2014, un monumento ha riprodotto l’immagine del famoso summit del ’45 tra Stalin, Churchill e Roosevelt, con la statua del dittatore sovietico che, diversamente dalle reali proporzioni, supera di diversi centimetri il leader britannico e quello statunitense.

“Il dato non mi stupisce – spiega a IlFattoQuotidiano.it Marco Buttino, professore di storia orientale all’Università di Torino – la rivalutazione della figura di Stalin è iniziata da molto. Il ritorno allo stalinismo avviene fin dai primi anni ’90. Diversi i fattori che lo compongono, a partire dall’idea di “grande Russia” che sta costruendo Vladimir Putin. Il grande impero mortificato, accerchiato da Usa ed Europa come in Ucraina, recupera i momenti forti della storia passata, come Stalin. E’ una nostalgia che rende le persone più sicure. Si fa tanto parlare di libertà di espressione e di stampa, ma ciò che più preoccupa la gente comune è avere una pensione, uno stipendio, una casa, e spesso tra i russi nel post ’89 queste cose sono venute a mancare”.

“Il regime di Stalin non mirava a sterminare interi gruppi etnici”, ha detto Putin durante una trasmissione tv il mese scorso, confermando il proprio atteggiamento ambivalente attorno alla figura di Stalin quando ha condannato la “brutalità” del terrorismo di stato stalinista, ma ha specificato che il regime staliniano “non deve essere paragonato a quella della Germania nazista”. Un orientamento, quello del presidente russo, che sembra avere una diretta corrispondenza nella percezione dell’opinione pubblica: alla domanda “I sacrifici dei sovietici durante lo stalinismo sono giustificabili dai risultati ottenuti?”, il 45% degli intervistati nel sondaggio di Levada ha scelto tra le due risposte positive “Sì, completamente” e “Sì, almeno in parte”. Stesso discorso quando viene chiesto se Stalin è da valutare come “criminale di stato”: i russi interpellati votano per “alquanto in disaccordo” al 40% e in totale disaccordo al 17%. “In questa epoca postmoderna e de-ideologizzata tutti gli elementi storici del passato perdono il loro contesto originario e finiscono in un pacchetto di retorica populista che per certi versi fa paura”, continua Buttino.

“Nei dati di questo sondaggio non ravvedo segnali di nostalgia stalinista”, risponde in controtendenza Fabio Bettanin, docente di storia dei paesi dell’Eurasia all’Orientale di Napoli. “I russi sanno benissimo cosa sono i gulag e chiunque in famiglia ha qualche parente che ha vissuto con difficoltà il periodo staliniano. E che è difficile eliminare Stalin dalle celebrazioni del 9 maggio e ancor di più questa è una festa che si presta ad un uso fortemente politico. Io la nostalgia non la vedo, nemmeno sulla scena politica attuale, libri e giornali condannano Stalin in modo assoluto, Putin aborrisce la parola “rivoluzione”. Il partito comunista che negli anni 90 aveva la maggioranza relativa alla Duma si era ben distaccato da Stalin e semmai si rifaceva a Breznev”.

Fatto sta che a ridosso del 9 maggio è la celebre ong russa Memorial, in prima linea nella difesa dei diritti umani, a chiedere di vietare le celebrazioni pubbliche di Stalin. A pochi giorni dalla parata in grande stile organizzata a Mosca per il 70° ‘Victory Day‘, Memorial ha pubblicato una nota per sottolineare che “i crimini di Stalin sono senza eguali nella storia del Paese” e “di dimensioni tali che la presenza dell’immagine” del dittatore sovietico “in luoghi pubblici in ogni tipo di contesto positivo è inaccettabile e dovrebbe essere vietata per legge”.