Prima le tentazioni, poi la riflessione e infine l’annuncio ufficiale: Pippo Civati lascia il Partito democratico. “Esco dal gruppo per coerenza con quello in cui credo e con il mandato che mi hanno dato gli elettori, non mi sento più di votare la fiducia al governo Renzi”. E a ilfattoquotidiano.it aggiunge: “Per ora vado via da solo, poi si vedrà”. Il rappresentante della minoranza Pd potrebbe ora o confluire nel gruppo di Sinistra ecologia e libertà a Montecitorio o formare un gruppo suo insieme ad altri deputati che avrebbero a questo punto intenzione di seguirlo. Ma per il momento sono solo ipotesi e la scena più interessante resta quella del Senato dove i numeri fanno la differenza nella battaglia alla maggioranza.

Di sicuro hanno detto che non lo seguiranno il senatore Corradino Mineo (“Il partito è la mia trincea, lasciarlo è disertare” e la prodiana Sandra Zampa (“Ci mancherà, me le lotte si fanno nel partito”). Anche la senatrice Lucrezia Ricchiuti ha deciso che non seguirà il collega: “Ha preso la decisione che riteneva più giusta”, ha detto a ilfattoquotidiano.it, “Lo strappo alla Camera ha determinato una rottura nel nostro partito che non penso possa rimarginarsi. Per il momento continuerò insieme ad altri senatori della minoranza Pd a portare avanti il programma di Italia bene comune per cui tutti noi siamo stati eletti. Sul futuro tutto dipenderà da come andrà la riforma costituzionale. Così come è stata approvata è lontana chilometri dal programma di governo con il quale sono stata eletta”.

Civati per motivare l’addio definitivo ha scritto un messaggio sul suo blog: “A un certo punto”, si legge, “senza preavviso, è semplicemente capitato che un giorno alcune persone con cui pensavamo di aver condiviso una visione hanno cambiato idea. Hanno promosso e approvato – senza voler parlare di leggi elettorali, riforme del lavoro e della costituzione – cementificazioni e trivellazioni, e ce li siamo trovati in tivù a deridere le ragioni di chi difende l’ambiente o crede che il futuro passi attraverso soluzioni differenti”. Il deputato spiega così il suo mettersi di lato: “Peccato (soprattutto per loro): perché invece il futuro sarebbe a portata di mano, basterebbe imparare a sposare tradizione e cambiamento, coniugando cose antiche come i diritti e nuovissime come l’innovazione. Questa è la storia che mi interessa raccontare, mi spiace per chi ha cambiato idea ma per quel che mi riguarda continuerò a farlo con tutti quelli che lo vorranno. Secondo me sono tantissimi“.

La rottura arriva dopo mesi di tensioni tra Civati e il presidente del Consiglio: l’ultimo scontro era stato solo qualche giorno fa sulla decisione di mettere la fiducia sulla legge elettorale (il deputato ha votato no). I due sfidanti alle primarie del 2013 erano in realtà compagni di viaggio all’inizio della loro storia, quando la rottamazione del partito sembrava solo un sogno. Poi le strade si sono divise e la scalata di Renzi è sempre stata criticata dal deputato. Civati aveva sempre rimandato l’uscita dal partito ribadendo la sua intenzione di “combattere dall’interno” le posizioni che non condivideva. Jobs act, riforma costituzionale e legge elettorale sono stati solo alcuni dei punti da sempre contestati dall’esponente della minoranza.

Già la settimana scorsa Civati aveva annunciato che sarebbe rimasto nel partito soltanto se il gruppo dei dissidenti avesse dato vita a una frangia interna “alla francese”, cioè molto dura. Negli ultimi giorni così non era stato e anzi i toni tra i vertici e i dissidenti sono calati. “Sono dispiaciuto ma era una decisione preannunciata da tempo. La maggioranza al Senato? Non sono impensierito, non credo che la minoranza Pd lo seguirà”.

CIAOIl mio è un messaggio per gli elettori del Pd e del centrosinistra: mi dispiace, per me, per voi. Mi dispiace…

Posted by Giuseppe Civati on Mercoledì 6 maggio 2015