La riforma della scuola è la goccia che potrebbe far traboccare il vaso. Pippo Civati e la minoranza del Pd – quanti è ancora da vedere – sono pronti a staccarsi dalla maggioranza e a costituire un nuovo gruppo parlamentare, se il Ddl non sarà cambiato. Dopo il voto sull’Italicum, Civati lancia il suo attacco dalla piazza, tra i cori e i fischi contro il premier e il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini: “Questa riforma tradisce il nostro programma elettorale. Ciò che diceva Renzi l’anno scorso è totalmente in contrapposizione con ciò che stiamo facendo. Punto per punto. Ci saranno una serie di emendamenti in Commissione che spero passino ma ci sarà un voto in aula che sancirà una divisione netta tra noi e il Governo. Sia chiaro che io il Governo non lo sostengo più”.

Alle 8.35 Civati aveva già postato sul suo blog l’intervista alla Giannini titolata “Usano la scuola per fare politica” e aveva commentato: “Così oggi la sobria ministra della scuola. Il solito tradizionale insulto a chi manifesta. Le stesse cose (uguali uguali) le dicevano Moratti e Gelmini. Solo che loro erano di destra. Loro”. Da una parte in piazza a Roma Civati, Stefano Fassina e altri della minoranza con i manifestanti, contro il Governo, contro la riforma; dall’altra parte barricata nel palazzo il ministro Giannini, imperterrita nel definire la manifestazione “uno sciopero politico”. Parole che urtano il parlamentare lombardo: “Qui ci sono molti elettori del Pd che dicono una sola cosa: non ci rappresentante più. Questo è inconcepibile perché hanno sempre creduto nel Centrosinistra”. Fisicamente a pochi chilometri gli uni dagli altri ma ormai separati da un oceano di punti di vista diversi.

Tanto che Civati e i suoi in mattinata hanno pubblicato una lettera appello: “Il Governo ha imposto al Parlamento di approvare velocemente il disegno di legge scaricando sul Parlamento la responsabilità di non far decollare la stabilizzazione dei precari nel prossimo anno scolastico. E’ stato un atto grave. Va rivisto. Si deve stralciare questa parte e affidarla a un decreto, in questo caso certamente motivato da ragioni di necessità e urgenza, e lasciare al parlamento la possibilità di arrivare a una buona riforma largamente condivisa. Il disegno di legge necessita di correzioni profonde”.

Civati e gli altri chiedono che si intervenga sulla questione dei poteri ai dirigenti scolastici ma anche sulle assunzioni degli insegnanti: “La stabilizzazione di una parte, scelta importante e positiva, è contestuale alla cessazione definitiva del rapporto con la scuola di una parte ancora più grande. Per evitare tale scenario, va introdotto un piano poliennale che affronti il problema del precariato in tutte le sue articolazioni, e soprattutto in maniera coerente con il sistema di formazione dei docenti e di reclutamento a regime, anche questo, per ora, affidato a un decreto delegato”. Non resta che aspettare la votazione in aula. Quella sarà l’ora x: “La riforma della scuola – spiega Civati mentre guarda in corteo un manifesto contro Renzi – può essere il modo migliore per segnare una differenza”.