Gli stipendi calano, i vitalizi della Regione Emilia Romagna rimangono immutati nel tempo. Merito di un articolo, poche righe inserite una legge regionale finanziaria del 2006, che blocca l’entità dei vitalizio, anche di fronte all’eventuale diminuzione dell’indennità di carica. La denuncia arriva dal Movimento 5 stelle, che torna così all’attacco dell’emolumento oggi destinato solo agli ex consiglieri di viale Aldo Moro (il vitalizio è stato abolito a partire da questa legislatura). Nel corso della discussione sul bilancio di martedì 28 aprile, hanno presentato un emendamento per cancellare l’articolo 31. E portare la base del calcolo del vitalizio dagli attuali 8250 euro a 5000 euro lordi, ossia lo stipendio percepito oggi dai consiglieri regionali. La modifica in aula però è stata bocciata dalla maggioranza.

“Mentre lo stipendio dei consiglieri regionali – scrive in una nota la capogruppo Giulia Gibertoni – negli anni è andato via via diminuendo, come è giusto, i vitalizi continuano a viaggiare su cifre stellari. E tutto questo grazie a una norma inserita in silenzio nel 2006 che ha di fatto congelato questo privilegio, ancorandolo alla cifra di 8250 euro lordi al mese”.

In altre parole, nove anni fa, la Regione Emilia Romagna ha fissato e blindato la cifra su cui calcolare l’importo del vitalizio, prendendo come riferimento lo stipendio di allora, decisamente più alto di quello attuale. L’articolo sotto accusa è il numero 31, della legge finanziaria del 28 luglio 2006: “Alla data del 1 gennaio 2006, l’importo degli assegni vitalizi, indipendentemente dalla loro decorrenza, è determinato in percentuale sulla base dell’indennità di carica mensile lorda spettante ai consiglieri regionali al 31 dicembre 2005”.

Il risultato è una sorta di paradosso, perché negli anni successivi, infatti, sull’onda dell’indignazione per i costi e gli sprechi della politica l’assemblea ha approvato una serie di tagli, abbassando volta per volta la busta paga degli eletti. Senza però toccare la cifra base del vitalizio. Nella precedente legislatura, ad esempio, ciascun eletto percepiva come indennità una somma base di poco più di 6mila euro, ossia 2mila euro in meno rispetto alla somma su cui veniva calcolato l’emolumento a vita. L’ultimo a sforbiciare, in ordine cronologico è stato l’attuale presidente Stefano Bonaccini, che a inizio anno, in nome della “sobrietà”, aveva proposto di ridurre il compenso mensile a 5000 euro lordi.

“Siamo di fronte a una vergogna incredibile che deve essere al più presto cancellata”, puntano il dito i grillini. Sul tema, già in passato, avevano affilato le armi proponendo, ad esempio, l’abolizione retroattiva dell’emolumento. “Bisogna al più presto sanare questa situazione della quale nessuno fino a questo momento era a conoscenza. Un segreto che la maggioranza ha custodito per anni nel silenzio più assoluto. Oggi, il calo del compenso del consigliere regionale in carica non comporta una diminuzione del vitalizio per gli attuali beneficiari. In pratica chi ha inserito questo cavillo aveva come chiaro obiettivo quello di garantire che il vitalizio per gli ex consiglieri non fosse soggetto a tagli o a diminuzioni negli anni. Un privilegio nel privilegio”.