Niente ganci da schivare, round da sudare o montanti da sferrare stavolta. La nuova sfida del “pugile del popolo” Lenny Bottai (il professionista livornese non ha mai fatto mistero del suo apprezzamento per l’ideale comunista) non si giocherà su di un ring bensì sul campo della politica e dei voti: il pugile 38enne, salito lo scorso dicembre sul ring di Las Vegas indossando una maglietta con scritto “No Jobs Act” con tanto di pugno chiuso e dietro “Pane, dignità e futuro per tutti”, ha infatti deciso di candidarsi al consiglio regionale della Toscana. La “mangusta” – questo il soprannome di Bottai – scenderà in campo per “Sì–Toscana a sinistra“, il “listone rosso” (Sel, Prc, PdCI, Altra Europa, Sa e Alba) guidato dal candidato governatore Tommaso Fattori: “Un’alternativa reale alla gestione clientelare del Pd e della sua falsa maschera di partito di sinistra”, ha attaccato su Facebook il pugile. Bottai – che sul petto ha tatuato il simbolo sovietico del calibro e martello (“sovrasta una scena di guerra della difesa di Stalingrado”, ha precisato nei mesi scorsi al giornale comunista Contropiano) – ha dichiarato che in caso di elezione devolverà il 50 per cento della propria indennità netta alla realizzazione di progetti “politici e sociali” che verranno “finanziati, resi pubblici e rendicontati in maniera trasparente”. L’eventuale elezione – scrive lo stesso pugile – porterebbe in consiglio regionale “un sano rompicoglioni”.

E’ stato proprio Fattori (persona che Bottai dice “non proviene dalla politica logorata ma dai movimenti” e che ha alle spalle “una grande lotta per l’acqua pubblica e un ruolo importante al social forum di Firenze del 2002”) a proporre la candidatura del pugile. Bottai dichiara di aver raccolto questa “sfida morale e culturale” per poter contestare “da dentro il meccanismo e proporre, rivendicare, provare e costruire”. Una candidatura che lo stesso atleta definisce “autonoma dai partiti”. La campagna elettorale del boxeur sarà seguita dalla neonata associazione culturale “Repubblica dei Villani“, denominazione che vuole omaggiare la lotta messa in atto nel 1496 dai “villani” (nel senso di “villici, abitanti della “villa” della campagna) in difesa di Livorno ma che vuole anche evidenziare “una volontà cosciente di rinascita” partendo dalle radici “popolari” e “cosmopolite” della città, un percorso “dal basso” in antitesi “alle prepotenze e alle famiglie nobili”. L’obiettivo – chiariscono i responsabili dell’associazione – è proprio quello di liberare Livorno “dalle lobby che l’hanno resa schiava e abbandonata a se stessa”. Sarà proprio l’associazione a gestire le risorse economiche derivanti da un’eventuale elezione del pugile: “La Repubblica dei Villani – spiega l’atleta – gestirà attraverso un comitato apposito un fondo gestito a sua volta da rispettive commissioni tematiche, nelle quali inviterò persone che da anni si spendono nel territorio per le cause in questione”.

E’ lo stesso Bottai a indicare i fronti su cui intende concentrare le proprie attenzioni: lavoro (“non ci vogliamo fermare all’assistenzialismo”), casa (“l’edilizia pubblica gestita dalle amministrazioni con i soldi dei cittadini vive di svendite, abbandono e speculazione”) e sport (“spesso è servito solo come carta di scambio e puro clientelismo per le amministrazioni e le caste politiche”). Bottai punta il dito contro il Pd “che per anni ha imperversato anche nella nostra città e in Regione con i risultati noti a tutti: precariato, scomparsa di diritti e tutele, pessima gestione dei beni pubblici, clientelismo e regresso economico”. Nel mirino anche il populismo “che divora interi territori” e “una deriva destrorsa”.

Nel collegio livornese saranno schierati anche l’insegnante Lamberto Giannini, il medico del lavoro Oriana Rossi, il direttore amministrativo scolastico Maria Grazia Mazzei, l’operaio della Lucchini Massimo Lami, Cinzia Bartalini (presidente di una cooperativa sociale), l’ex vicesindaco di Collesalvetti Alberto Benedetti e la ricercatrice Susanna Pecchia. La sfida ufficiale di Fattori al Pd di Enrico Rossi, tutta in salita (secondo un sondaggio di Scenaripolitici il governatore uscente si attesterebbe al 49,5% contro il 10% del candidato del “listone rosso” e il 15,5% del grillino Giacomo Giannarelli), è partita.