Emergono particolari sempre più agghiaccianti sul naufragio del peschereccio carico di migranti affondato davanti alle coste libiche. La Procura di Catania, che indaga sull’accaduto, parla di atti di “inumana violenza“, come quello di un ragazzo ucciso su un gommone mentre raggiungeva – insieme ad altri – il peschereccio poi affondato perché si era alzato senza permesso. Il suo cadavere sarebbe stato poi buttato in mare.

I migranti, ricostruisce la Procura, “furono inizialmente concentrati in una fattoria nei pressi di Tripoli”. Secondo una prima stima erano complessivamente tra i 1.000 e i 1.200. Sono stati poi portati con furgoni fino alla costa e qui trasbordati a mezzo di un gommone di grosse dimensioni sul peschereccio. Essi provenivano da diversi Paesi e hanno pagato somme molto diverse per il viaggio, che prevedeva l’Italia come destinazione del percorso per mare. Le somme pagate sono in alcuni casi molto basse (tra i mille ed i 1500 dinari libici) ma raggiungono anche i 7.000 dollari. Molti di loro sarebbero stati “picchiati selvaggiamente con dei bastoni” perché “non obbedivano agli ordini” dei trafficanti. “Le bastonature – precisano gli inquirenti – avrebbero provocato alcuni decessi, altri sarebbero morti di stenti“.

Il naufragio, spiegano ancora gli inquirenti, è stato causato da “errate manovre del comandante del peschereccio e al sovraffollamento dell’imbarcazione, caricata fino all’inverosimile”. E’ la dinamica dell’accaduto secondo “concordanti dichiarazioni dei sopravvissuti” agli atti dell’inchiesta, che sono stati sentiti da guardia costiera, polizia di stato, Sco di Roma e squadra mobile etnea.

Oggi Consiglio straordinario a Bruxelles
E’ previsto per le 16 a Bruxelles il Consiglio europeo straordinario sull’immigrazione voluto dall’Italia dopo l’ennesima strage nel Mediterraneo, venerdì nel canale di Sicilia. Due i punti centrali all’ordine del giorno: il raddoppio delle risorse destinate alla missione Triton e la gestione dei rifugiati. A questo proposito, si prevede un progetto pilota per la distribuzione di 5.000 rifugiati tra i Paesi Ue, che vi aderirebbero comunque su base volontaria. Troppo poco, soprattutto perché, secondo i dati forniti ieri dal prefetto Mario Morcone, il capo del dipartimento immigrazione del Viminale, nel 2015 sono attesi tra i 170mila e i 200mila arrivi. Insomma, 5mila saranno le persone in arrivo ogni settimana. Tutti gli altri, perciò, sembra essere l’ipotesi dell’Ue, andrebbero rimpatriati.

Il Viminale: “Affondare i barconi”
Il Governo italiano vorrebbe poi esaminare la possibilità di iniziative molto più aggressive comel’affondamento delle imbarcazioni. La questione su questo punto è piuttosto controversa, perché, come ha fatto notare la presidente della Camera Laura Boldrini, ex Alto rappresentante per i rifugiati delle Nazioni unite, individuare le imbarcazioni della speranza prima che partano è sostanzialmente impossibile e in ogni caso qualsiasi operazione necessiterebbe di un accordo con il governo del Paese che, in Libia, al momento, non esiste, essendo due le autorità in guerra tra loro a contendersi il controllo del territorio. Anche l’impiego di droni sarebbe sostanzialmente fuori discussione, dal momento che l’Italia non dispone di droni armati e che, se anche gli Usa mettessero a disposizione la necessaria tecnologia, ci vorrebbero almeno sei mesi per equipaggiarli. Il timore dell’Italia è che, a parte un aumento delle risorse di Triton e un impegno sui rifugiati poco più che simbolico, la questione venga rimandata all’Agenda Ue sull’immigrazione che la Commissione presenterà a maggio.

Tripoli: “Fronteggeremo azioni unilaterali Ue”
Il governo libico di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale, ha annunciato che “fronteggerà” qualunque mossa unilaterale da parte dell’Ue per attaccare i siti usati dagli scafisti per portare migranti in Europa. Tripoli ha inoltre chiesto a Bruxelles di essere consultata sui piani per affrontare la crisi dei migranti. Muhammed el-Ghirani, ministro degli Esteri di Tripoli, ha affermato che il suo governo ha più volte offerto la propria collaborazione nell’impedire ai migranti di partire dalla Libia, ma ha aggiunto che le proposte sono sempre state respinte. Criticando le intenzioni dell’Ue di avviare missioni per distruggere prima della partenza i barconi usati dai trafficanti di esseri umani per trasportare i migranti, el-Ghirani ha detto: “Non potete semplicemente decidere di colpire. Diciamo che attaccate un particolare sito. Come saprete di non avere colpito una persona innocente, un pescatore? L’Europa è precisa nell’identificazione? Per questo diciamo ‘facciamolo insieme‘”. Il ministro ha parlato in un’intervista al giornale maltese Times of Malta. “Abbiamo fatto il nostro meglio per fare in modo che l’Europa collaborasse con noi per affrontare l’immigrazione illegale, ma loro continuano a dire che non siamo un governo riconosciuto. Non possono semplicemente decidere di agire. Devono parlare con noi”, ha aggiunto el-Ghirani.