Un ritorno di fiamma, ammesso che si fosse mai sopita. Perché sull’Italicum, viste le tensioni interne al Pd tra maggioranza e minoranza, per il presidente del Consiglio Matteo Renzi il soccorso dell’amico Denis Verdini sarebbe non solo utile ma addirittura decisivo. Rispolverando, in vista della conta per il via libera definitivo alla nuova legge elettorale, almeno un pezzo di Patto del Nazareno. Quel tanto che basta all’ex sindaco di Firenze per disinnescare la minaccia dei dissidenti interni e l’incognita dell’eventuale scrutinio segreto.

SIAMO AL VERDINI E l’aiuto arriverà. Grazie alla pattuglia di circa 15 deputati che proprio a Verdini fa riferimento. Un drappello che, sotto la regia del ras toscano di Forza Italia, ha fatto da ponte di collegamento con i renziani del Pd durante i mesi del Nazareno, nel pieno delle trattative sulle riforme costituzionali e la stessa legge elettorale. Tra loro l’ex tesoriere del Pdl Ignazio Abrignani, verdiniano d’assalto, come pure Massimo Parisi, coordinatore regionale azzurro della Toscana, e Luca D’Alessandro, già capo ufficio stampa (nel 2003) di Forza Italia. Tra i big spicca il nome dell’ex sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Laura Ravetto. Mentre, direttamente da Mediaset, arriva l’ex giornalista del Tg5 Giorgio Lainati. Poi ci sono il questore della Camera Gregorio Fontana e l’ex An Marco Martinelli. In buona compagnia con Luigi Cesaro, già presidente della Provincia di Napoli, meglio noto come Giggino a’ purpetta. Da Brescia arriva un altro ex presidente di Provincia: Giuseppe Romele. Nell’elenco degli ex amministratori locali c’è anche Monica Faenzi, per dieci anni sindaco di Castiglione della Pescaia in Toscana. Completano la lista il campano Carlo Sarro, il milanese Carlo Mottola e il re delle cliniche private, recordman di assenteismo parlamentare, Antonio Angelucci.

RINASCE IL NAZARENO Certo, dipenderà anche dalla piega che il dibattito parlamentare finirà per prendere. “Noi la fiducia sull’Italicum non la votiamo” assicura a ilfattoquotidiano.it un autorevole esponente della corrente forzista che fa capo a Verdini. Basta però che Renzi decida di non blindare il testo e affrontare il confronto dell’Aula e il supporto della quindicina di deputati guidati dal ras azzurro della Toscana è praticamente assicurato. “E’ ovvio che una parte di Forza Italia potrebbe votare la nuova legge elettorale che, d’altra parte, abbiamo anche noi contribuito a scrivere”, prosegue il verdiniano di ferro. Infatti non manca neppure chi, dentro Forza Italia, dice chiaro e tondo, mettendoci anche la faccia, che alla fine il soccorso di Verdini all’amico Renzi arriverà. “La rottura del Patto del Nazareno è stata una messinscena per le alleanze alle Regionali – spiega il deputato fittiano, Maurizio Bianconi – Ora, di fronte alla necessità dei voti sulle riforme, prevarrà il pragmatismo”.

VITTORIA VITTORIA E le cifre parlano chiaro. I deputati del Pd sono in tutto 310. Area Popolare (Udc-Ncd) ne porta in dote altri 33. Poi ci sono i 25 di Scelta civica. Sommando anche una decina di parlamentari del gruppo misto e minutaglie varie, l’Italicum dovrebbe ottenere sulla carta circa 390 voti. Cifra dalla quale vanno però decurtati quelli della minoranza Pd. Teoricamente, un centinaio ma più realisticamente al massimo un’ottantina, che abbasserebbero l’asticella dei favorevoli a 310, pericolosamente al di sotto dei 316 necessari per strappare la maggioranza. Ma qui entrerebbe in gioco il soccorso dell’amico Denis che, con la sua pattuglia di 15 deputati, sarebbe decisivo per garantire il via libera alla nuova legge elettorale e la vittoria di Renzi.

di Stefano Iannaccone e Antonio Pitoni

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